Microelementi e Macroelementi

Come riconoscere le carenze di nutrienti nelle nostre piante

Foglie che ingialliscono, crescita lenta, caduta di fiori o frutti? Molto spesso pensiamo che questi sintomi siano l’attacco di qualche parassita o fungo. Eppure, spesso, tutto questo potrebbe essere dovuto a una carenza o ad un eccesso di macroelementi o microelementi. Impariamo in questa guida a riconoscere i sintomi di questi squilibri nutritivi a carico delle piante, e soprattutto a prevenirli.

La concimazione delle piante è una pratica indispensabile non solo per chi pratica l’agricoltura per mestiere, ma anche per gli appassionati di giardinaggio e gli orticoltori fai da te. Le piante, infatti, hanno bisogno di un’ampia gamma di elementi nutritivi per la loro crescita e il terreno nel quale affondano le loro radici potrebbe non avere quella quantità richiesta dalla coltura. A volte per esempio alcuni tipi di terreno, a causa della loro struttura, potrebbero avere le sostanze nutritive bloccate nel substrato o magari non direttamente disponibili per le  piante.

A seconda delle quantità richieste, si distinguono principalmente due grandi gruppi di nutrienti: macroelementi e microelementi. Va ricordato inoltre che ogni specie ha le sue esigenze precise in termini di nutrienti, che variano anche su base stagionale. Macroelementi vengono richiesti in gran quantità dalla pianta, nel corso del suo sviluppo, i microelementi invece, richiesti in minima quantità, sono essenziali per il loro ruolo metabolico e oltre che fungere da catalizzatori delle reazioni biochimiche che avvengono nelle piante, un po’ come lo sono per noi le vitamine. Ogni microelemento è caratterizzato da un minimum, ovvero una quantità al di sotto della quale le piante manifestano fenomeni di carenza, e da un maximum, oltre il quale si osservano invece sintomi da eccesso e intossicazioni. Fra questi due estremi si trova la cosiddetta zona di optimum, nella quale gli apporti sono ottimali per la vita della pianta. La carenza di microelementi si può ripercuotere sulla crescita dell’intera pianta oppure, in modo più localizzato, sulla funzionalità di alcuni organi. In genere, invece, gli eccessi si traducono in fenomeni di intossicazione che possono condurre anche alla morte del vegetale. A causa delle ridotte quantità richieste, le carenze di microelementi sono in genere più rare rispetto a quelle dei macronutrienti (azoto, fosforo, potassio…). Solitamente i terreni presentano una dotazione sufficiente per il fabbisogno delle piante, anche se negli ultimi anni (soprattutto nelle coltivazioni più specializzate) si sta assistendo ad un aumento dei casi di carenza da micronutrienti. Questo è dovuto al sempre minore utilizzo di fertilizzanti organici (compost, letame, stallatico…) e ai concimi chimici che sono diventati sempre più puri e pertanto privi di microelementi in tracce.Inoltre molto spesso i concimi chimici uccidono la flora batterica del terreno che spesso è responsabile della produzione dei microelementi, grazie ai processi di decomposizione della materia organica. Un buon consiglio che dovrebbe scongiurare qualsiasi problema di carenza da micronutrienti è quello di concimare periodicamente con sostanza organica l’orto o il giardino.

 

 

 Macroelementi

Detti anche macronutrienti, questi elementi nutritivi sono quelli di cui le piante hanno bisogno in quantità maggiori, svolgono essenzialmente un ruolo strutturale ed energetico. Sono elementi indispensabili per la crescita e lo svolgimento delle funzioni metaboliche delle piante. La “triade” di nutrienti fondamentali è rappresentata da azoto(N), fosforo (P) e potassio (K); in misura minore, fra i macroelementi troviamo anche zolfo(S), calcio (Ca) e magnesio (Mg). Questi ultimi tre sono sì importanti, ma richiesti in quantità inferiori rispetto ad azoto, fosforo e potassio, pertanto spesso sono definiti come meso-elementi.

Va inoltre ricordato che agli elementi elencati qua sopra, vanno considerati come macronutrimenti il carbonio, l’ossigeno e l’idrogeno benché questi ultimi sono da considerarsi sempre disponibili.

 

Azoto

Nelle piante l’azoto viene assorbito in due forme: nitrica (ione nitrato, NO3) ed ammoniacale (ione ammonio NH4+).

I sintomi da carenza di azoto sono rappresentati da:

  • Stentato sviluppo generale della pianta e minore attività fotosintetica, talvolta nanismo
  • Ingiallimento delle foglie (clorosi) che compare prima sulle foglie vecchie basali per poi estendersi anche a quelle più giovani apicali
  • Necrosi e caduta delle foglie
  • Accrescimento lento e difficoltoso dei germogli
  • Sterilità e facile distacco dei fiori
  • Caduta dei frutti appena formati
  • Formazione di frutti poco succosi e senza semi (apireni)
  • Invecchiamento (senescenza) precoce della pianta
  • Maggior sensibilità nei confronti di alcuni parassiti (es. peronospora) o malattie fungine (es. ruggini)
  • Minore resistenza al gelo

Dal momento che l’azoto è uno dei macronutrienti fondamentali per lo sviluppo vegetativo delle piante, solitamente le carenze si verificano in primavera quando i fabbisogni sono maggiori. Per questo, in concomitanza con i periodi di maggior crescita le concimazioni devono essere frequenti.

I sintomi da eccesso di azoto sono rappresentati da un eccessivo sviluppo della parte aerea delle piante a scapito delle radici, che crescono stentatamente, foglie di dimensioni eccessive e colorazione di una tonalità di verde più scura del normale.Ridotta lignificazione dei tessuti e conseguente minore resistenza meccanica di rami e fusti. Ritardo e riduzione della fioritura a causa dell’eccessivo sviluppo vegetativi. Formazione di frutti poco saporiti e difficilmente conservabili, maggiore sensibilità nei confronti di alcune patologie fungine e di attacchi di parassiti (soprattutto afidi). Sui frutti in via di maturazione possono comparire spaccature e rotture

La concimazione con azoto è una sorta di “arma a doppio taglio”: è indispensabile per garantire la crescita ma, come si può vedere, gli eccessi possono causare problemi anche seri. Per questo, gli interventi con fertilizzanti devono essere attentamente valutati.

Quando concimare: l’azoto è un elemento facilmente dilavabile dal terreno, pertanto bisogna evitare di somministrarlo nei periodi più piovosi o comunque frazionare le concimazioni in più tranche. I periodi maggiormente indicati per la concimazione sono soprattutto quelli della ripresa vegetativa e dell’accrescimento; una piccola ma costante concimazione azotata è comunque indicata tutto l’anno.

 

 

Fosforo

Il fosforo viene assorbito, nelle piante, sotto forma di ione fosfato monovalente(H2PO4) e bivalente (HPO42-). I sintomi da carenza di fosforo sono rappresentati da:

  • Stentata crescita della pianta o nanismo
  • Ridotto sviluppo dell’apparato radicale
  • Produzione di foglie piccole e inserite sul fusto con un angolo più acuto rispetto alla norma
  • Scarsa lignificazione dei tessuti, portamento non eretto (es. rosa)
  • Ingiallimento delle nervature, soprattutto delle foglie giovani, e talvolta comparsa di colorazioni verde-bluastre, purpuree o bronzee
  • Ritardo di fioritura, fruttificazione e maturazione
  • Comparsa di zone necrotiche e caduta delle foglie più vecchie
  • Sviluppo anomalo dell’apparato radicale

Le carenze di fosforo possono manifestarsi con maggior frequenza nei terreni alcalini (con pH elevato) come ad esempio quelli ricchi di calcare, oppure in quelli eccessivamente acidi. Il fosforo infatti presenta la massima solubilità in condizioni prossime al pH neutro. A pH acidi il fosforo forma composti insolubili con il ferro e l’alluminio, mentre in condizioni di forte alcalinità si formano fosfati bicalcici e tricalcici insolubili. Va comunque detto che la carenza di fosforo non si osserva molto frequentemente, dal momento che solitamente i terreni sono ben concimati; oltretutto, i sintomi possono essere facilmente confusi con quelli dovute a carenze di potassio o azoto.

Un eccesso di fosforo nel terreno inoltre non causa tanto danni diretti alle piante, quanto indiretti. Il fosforo è infatti un elemento in grado di interagire con molti altri nutrienti come ad esempio ferro, rame, azoto e boro: per questo, una eccessiva concimazione fosfatica può causare carenze indotte di questi nutrienti.

Quando concimare: la fertilizzazione con prodotti a base di fosforo è consigliata soprattutto in corrispondenza delle fasi di sviluppo iniziali della pianta. Somministrando questo elemento nutritivo è possibile stimolare l’accrescimento delle radici e della pianta, ma anche una fioritura ottimale. Il fosforo è utile anche somministrato in piena estate, permettendo così alla piante di accumulare le riserve per affrontare l’inverno

 

Potassio

Nelle piante il potassio viene assorbito sotto forma di ione K+. I sintomi da carenza di potassio sono rappresentati da:

  • Le foglie manifestano inizialmente un ingiallimento del bordo, che successivamente si estende anche alle zone interne della lamina. I tessuti colpiti possono poi necrotizzare e arricciarsi. Questi sintomi sono evidenziabili soprattutto a livello delle foglie più vecchie
  • Scarsa lignificazione del fusto e dei germogli
  • Produzione di frutti piccoli, poco pigmentati e poco saporiti
  • Maggiore sensibilità nei confronti di marciumi radicali, patogeni e altre malattie
  • Mancato sviluppo del fusto di alcune piante, che pertanto crescono “a rosetta”

La carenza di potassio può essere dovuta ad esempio alla mancanza dell’elemento nel terreno oppure al pH acido che lo rende meno disponibile per le piante. Inoltre se il terreno contiene un eccesso di magnesio (rapporto Mg/K superiore a 5), questo elemento impedisce l’assorbimento ottimale del fosforo. La carenza di potassio è frequente soprattutto nelle piante da frutto, dal momento che questo elemento è largamente coinvolto nell’elaborazione delle sostanze zuccherine.

I sintomi da eccesso di potassio non sono riscontrabili tanto a livello diretto sulle piante, che possono manifestare clorosi sulle foglie, quanto piuttosto sulla disponibilità degli altri elementi nutritivi. Gli eccessi di potassio possono, infatti, determinare carenze indotte del magnesio(quando il rapporto Mg/K è inferiore a 2).

Quando concimare: la concimazione con potassio è consigliata soprattutto prima del riposo vegetativo delle piante, per consentire la corretta lignificazione dei tessuti. Per le piante da frutto, in particolare, si consiglia di fertilizzare il terreno con potassio anche alla ripresa dell’attività vegetativa, in primavera.

 

Magnesio

Nelle piante il magnesio viene assorbito sotto forma di ione Mg2+.

I sintomi da carenza di magnesio sono rappresentati da:

  • Ingiallimento delle foglie più vecchie, che possono necrotizzare e cadere anticipatamente
  • Comparsa di chiazze di colore giallastro o violaceo sulle foglie
  • Arricciamento dei margini fogliari verso l’alto
  • Formazione di fiori piccoli e scarsamente colorati

Dal momento che la maggior parte dei terreni presenta una dotazione di magnesio più che sufficiente per soddisfare le esigenze nutritive delle piante, quando si manifesta una carenza di questo macroelemento le cause vanno ricercate altrove. Come, ad esempio, in un eccesso di potassio o di calcio: questi elementi sono infatti antagonisti del magnesio e ne ostacolano l’assorbimento da parte delle piante.

Quando concimare: solitamente il magnesio è già incluso in molto concimi generici per giardinaggio insieme ad azoto, fosforo e potassio, pertanto la fertilizzazione avviene in contemporanea. In caso di gravi carenze di magnesio gli interventi più efficaci sono quelli a livello fogliare, con applicazione di formulati specifici a rapido assorbimento.

 

Calcio

Nelle piante il magnesio viene assorbito sotto forma di ione Ca2+.

I sintomi da carenza di calcio sono rappresentati da:

  • Ingiallimento, sviluppo incompleto, necrosi e infine caduta delle foglie più giovani
  • Deformazione delle lamine fogliari
  • Scarsa consistenza e compattezza dei tessuti vegetali
  • Ridotto sviluppo dell’apparato radicale

Il calcio è solitamente presente in buone quantità nel terreno, ma non sempre questo elemento si trova in una forma assorbibile da parte delle piante. Ad esempio il calcio può formare, in particolari condizioni di pH acido, composti insolubili con il fosforo.

I sintomi da eccesso di calcio sono rappresentati da una crescita stentata delle piante. Questo sintomo è causato non tanto dalle grandi quantità di calcio presenti nel terreno, che di per sé non rappresentano un problema per le piante, quanto piuttosto per via delle carenze indotte di altri nutrienti. A causa dell’innalzamento del pH del terreno dovuto all’eccesso di calcio si possono verificare infatti carenze di potassio, magnesio e ferro. L’eccesso di calcio è un problema che colpisce soprattutto le piante acidofile (es. azalea, rododendro, ortensia, camelia…) che non tollerano i substrati calcarei.

Quando concimare: se si rendesse necessaria una fertilizzazione, si consiglia di somministrare il calcio separatamente da formulati contenenti solfati e fosfati. In caso di carenze gravi è possibile somministrare direttamente il calcio per via fogliare, impiegando appositi prodotti.

 

 

Zolfo

Nelle piante lo zolfo viene assorbito sotto forma di ione solfato SO42-.

I sintomi da carenza di zolfo sono rappresentati da:

  • Crescita stentata della pianta
  • Formazione di foglie apicali piccole e poco rigogliose
  • Ingiallimento generalizzato, soprattutto a livello delle foglie giovani
  • Accartocciamento delle lamine fogliari

Lo zolfo solitamente non rappresenta un elemento limitante per le piante, dal momento che è abbondante nella maggior parte dei terreni. Alcune specie, tuttavia, presentano fabbisogni elevati di zolfo (es. brassicacee come broccoli, cavoli, cavolfiori, rape…) e possono pertanto andare incontro a carenze soprattutto nei periodi di maggior sviluppo.

I sintomi da eccesso di zolfo sono rappresentati da comparsa di chiazze gialle irregolari sulle foglie. Inoltre un eccesso di zolfo nel terreno determina problemi nell’assorbimento di altri elementi come calcio, magnesio e molibdeno.

 

Carbonio

A differenza degli animali, che devono procurarsi il carbonio andando a cercare il cibo, le piante hanno imparato a sfruttare l’aria. Infatti la fonte di carbonio delle piante è l’anidride carbonica (CO2), quindi non si riscontreranno mai carenze di questo elemento, anzi dato che è uno dei gas responsabili dell’effetto serra, è in aumento. È dunque più probabile riscontrare un eccesso nutrizionale. Le piante rispondono all’aumento di anidride carbonica aumentando la loro fotosintesi (il processo che usa la luce per fissare il carbonio della CO2 all’interno della pianta) e la loro crescita, ma fino ad un certo punto, oltre il quale le piante iniziano ad emettere CO2, con conseguenze disastrose!

 

Ossigeno  e Idrogeno

La fonte di questi elementi per le piante è l’acqua (H2O), se si innaffia regolarmente, aspettando che il terreno asciughi tra una annaffiatura e l’altra, non dovrebbero esserci problemi.

 

 

 

Microelementi

Come dice il nome, i microelementi (anche noti come micronutrienti) sono richiesti in quantità inferiori dalle piante, ma non per questo devono essere considerati meno importanti. Infatti elementi quali ferro (Fe), manganese (Mn), rame (Cu), boro (B), zinco (Zn), cloro (Cl), silicio (Si) e molibdeno (Mo) sono indispensabili per le piante e una loro carenza può portare a gravi danni, riduzione della produttività e persino alla morte del vegetale. In commercio si possono trovare molti prodotti fertilizzanti chimici le cui formulazioni sono molto diverse fra loro, ma determinate in modo preciso perché frutto di processi industriali. Nei concimi organici invece le quantità di nutrienti non sono “esatte” come accade nei precedenti, ma questo aspetto è trascurabile rispetto ai numerosi vantaggi che derivano dal loro utilizzo. Infatti i concimi organici possono migliorare notevolmente le caratteristiche fisiche e biologiche del suolo, e contengono spesso tutti i microelementi di cui hanno bisogno le piante.

 

 

Ferro

Nelle piante il ferro viene assorbito sotto forma di ione ferroso  Fe2+.I sintomi da carenza di ferro sono rappresentati da:

  • Ingiallimento degli spazi fra le nervature (internervali) delle foglie più giovani e a lungo andare anche le nervature stesse ingialliscono
  • L’ingiallimento si estende progressivamente alle foglie alla base. Questa manifestazione delle foglie viene chiamata “clorosi ferrica”e può comprendere anche sbiancamenti, necrosi e caduta delle foglie, nei casi più gravi sviluppo ridotto delle piante, fioritura stentata, scarsa produzione di frutti.

Solitamente nel terreno vi è ferro a sufficienza per soddisfare i fabbisogni nutritivi delle piante. Talvolta, però, questo microelemento non risulta disponibile: è questo il caso dei terreni calcarei a reazione alcalina (pH elevato) nei quali il ferro non è presente in forma utilizzabile dalle piante ma come Fe3+, una forma ferrica insolubile. Le carenze di ferro possono essere causate anche da un eccesso di fosforo, che lega l’elemento facendolo diventare insolubile, oppure dalla presenza di microelementi che si comportano da antagonisti (manganese, rame, zinco e molibdeno) o di metalli pesanti (nichel e cromo). È importante non confondere i sintomi di carenze di ferro (clorosi ferrica) con gli ingiallimenti dovuti alla carenza di azoto.Gli eccessi di ferro nel terreno non determinano conseguenze dirette sulle piante, ma riducono la disponibilità di manganese e fosforo causando quindi carenze indotte.

 

Quando concimare: in caso di carenza di ferro è possibile intervenire con prodotti da distribuire sul terreno oppure direttamente a livello fogliare, più rapidi ed efficaci. In commercio si possono inoltre trovare chelati di ferro, formulati da distribuire sul terreno che rilasciano questo micronutriente in modo graduale nel tempo (a lenta cessione), e permettono di sostenere la vita delle piante anche in terreni sfavorevoli. Le piante che maggiormente risentono di carenze di ferro sono alcune specie ornamentali(rose, ortensie e gerbere), del frutteto (vite, agrumi, pesco, actinidia, cotogno) e dell’orto(pomodori e lattughe).

 

Manganese

Nelle piante il manganese viene assorbito sotto forma di ione bivalente  Mn2+. Il catione tetravalente (Mn4+) è invece insolubile. I sintomi da carenza di manganese sono rappresentati da:

  • Ingiallimento nelle zone comprese fra le nervature delle foglie (clorosi intervenale)
  • Formazione di imbrunimenti, necrosi e caduta delle foglie nei casi più gravi scarsa fioritura.

Il manganese è un elemento la cui capacità di assorbimento da parte delle piante decresce con l’aumentare del pH (alcalinità) del terreno. Inoltre alcuni elementi come ferro, calcio,magnesio e zinco sono in grado di legare il manganese rendendolo indisponibile per le piante. Le carenze di manganese possono verificarsi soprattutto in terreni organici, sabbiosi o aridi.Gli eccessi di manganese sono più frequenti nei suoli acidi oppure nei terreni dove le concentrazioni di questo micronutriente sono già di per sé molto elevate. Le piante subiscono, in questo caso, intossicazioni più o meno gravi.

 

Zinco

Nelle piante lo zinco viene assorbito sotto forma di ione Zn2+. I sintomi da carenza di zinco sono rappresentati da:

  • crescita stentata delle piante, nanismo
  • comparsa di zone clorotiche ingiallite lungo le nervature
  • deformazioni del margine delle foglie
  • crescita di foglie più piccole, affusolate e più strette del normale
  •  Formazione di germogli deboli e corti, che tendono a disseccare
  • Caduta anticipata dei frutti

Lo zinco può essere presente in abbondanza nel terreno, ma risultare indisponibile per le piante, quando il substrato è caratterizzato da un’eccessiva alcalinità (pH elevato). Inoltre un eccesso di fosforo può limitare o impedire l’assorbimento dello zinco. Questo micronutriente inoltre è un prezioso alleato nei confronti del magnesio e del rame, mentre è un antagonista del ferro. La carenza di zinco è più frequente nel corso delle primavere piovose ed umide oppure nei terreni sabbiosi privi di sostanza organica.

 

Rame

Nelle piante il rame viene assorbito sotto forma di ione Cu2+     .

I sintomi da carenza di rame sono rappresentati da:

  • Ingiallimento delle foglie, talvolta sbiancamento
  • arrotolamento e deformazione delle foglie
  • Comparsa di zone necrotiche sull’apice fogliare, deperimento dei germogli
  • In casi molto rari, nelle piante arboree, si possono osservare fessurazioni nella corteccia con perdita di essudati gommosi.

Anche nel caso del rame solitamente il terreno ne contiene a sufficienza per soddisfare i fabbisogni delle piante. Può però accadere che in alcune particolari condizioni questo micronutriente non sia assorbibile: è questo il caso, ad esempio, di eccessive concimazioni con fosforo che causano la formazione di composti rameici insolubili. Il rame è inoltre scarsamente disponibile nei terreni argillosi, particolarmente ricchi di sostanza organica oppure a pH elevato.Il sintomo tipico di un eccesso di rame è dato da un ingiallimento delle foglie, causato non tanto dall’azione del rame stesso ma dal conseguente limitato assorbimento di ferro da parte della pianta.

 

Boro

Nelle piante il boro viene assorbito sotto forma di ione BO33-o HBO32-. I sintomi da carenza di boro sono rappresentati da:

  • Rallentamento della crescita della pianta
  • Aborto delle gemme apicali
  •  Crescita striminzita dei germogli
  • Decolorazione fogliare
  • Produzione di foglie “a rosetta”, fragili e sottili
  • Disfacimento e necrosi dei tessuti molli
  • Infecondità dei fiori
  • Caduta dei frutti appena formati
  • Ridotta produzione di frutti, solitamente piccoli e cavità.

È comunque importante sottolineare che le carenze di boro sono eventi piuttosto inusuali, dal momento che il terreno solitamente ne contiene quantità sufficienti per le piante. Può tuttavia accadere che a causa di un eccesso di calcio si possa manifestare una ridotta disponibilità di questo micronutriente; il boro è inoltre meno disponibile per le piante nei terreni acidi, sabbiosi e nelle zone dove piove intensamente. Inoltre, in corrispondenza dei periodi siccitosi, a causa della scarsa attività delle radici è possibile che si verifichino carenze di questo micronutriente. Il boro inoltre stimola l’assorbimento dei cationi (ioni carichi positivamente, come ad esempio il calcio) mentre ostacola quello degli anioni (ioni negativi).I sintomi da eccesso di boro sono rappresentati da comparsa di macchie gialle sulle foglie che via via si estendono dall’apice verso la base della lamina. In autunno possono comparire imbrunimenti e necrosi fogliari, con successiva caduta delle foglie. Questi sintomi non sono affatto semplici da identificare, dal momento che sono spesso confusi con quelli dovuti ad un eccesso di cloro, sodio o zolfo.

 

 

Cloro

Nelle piante il cloro viene assorbito sotto forma di ione cloruro Cl, ma in quantità davvero ridottissime.I sintomi da carenza di cloro sono rappresentati da

  • Foglie piccole e con colorazioni giallastre o bronzee
  • Necrosi delle lamine fogliari
  • Fragilità e rottura degli apici vegetativi e dei germogli

Essendo il cloro solitamente abbondante nei terreni, le carenze di questo micronutriente sono rarissime. Queste si possono comunque manifestare nei terreni sabbiosi interessati da forte piovosità, nei quali il cloro viene dilavato.È molto più probabile che, al contrario, le piante soffrano di un eccesso di cloro, soprattutto nelle zone situate in prossimità del mare e nei terreni salini.

 

Silicio

Nei terreni il silicio è presente in grandissime quantità, e ciò non stupisce dal momento che si tratta di uno degli elementi più abbondanti sulla Terra. Tuttavia si tratta per la maggior parte di silicio in forma non assimilabile per le piante; l’unica forma assorbibile sembra essere lo ione ortosilicico tetravalente SiO44-.Non si può parlare di vere e proprie carenze di silicio, e anche la somministrazione di fertilizzanti che lo contengono non è considerata indispensabile. È stato però notato che, in alcune piante, la concimazione con silicio determina un rinforzamento delle pareti cellulari, il che aumenta la resistenza delle piante nei confronti delle avversità meteorologiche, degli attacchi dei patogeni (es. afidi e altri insetti pungenti-succhianti) e di alcune malattie fungine. Apporti extra di silicio inoltre permettono alla pianta di assumere un portamento più eretto: per questo, in alcuni casi, una simile concimazione può risultare benefica.

 

Molibdeno

Nelle piante il molibdeno viene assorbito sotto forma di anione MoO42-.

I sintomi da carenza di molibdeno sono rappresentati da:

  • Crescita stentata delle piante e nanismo
  • Produzione di foglie piccole, ingiallite e con maculature, di scarsa consistenza
  • Appassimento e deformazione delle lamine fogliari
  • Nelle leguminose, limitata produzione di baccelli

Il molibdeno è un micronutriente la cui solubilità è maggiore nei terreni alcalini, mentre si riduce in quelli a pH più acido. È comunque molto raro osservare i sintomi di questa carenza, dal momento che per la maggior parte delle piante i fabbisogni di molibdeno sono davvero ridotti. Inoltre, sui legumi, la carenza di molibdeno spesso si manifesta come una carenza da azoto, dal momento che il microelemento è coinvolto nella sua la fissazione. Le carenze possono interessare soprattutto terreni sabbiosi, acidi oppure caratterizzati da elevata umidità o piovosità.Come intervenire: in caso di carenze di molibdeno su terreni acidi, piuttosto che intervenire con una concimazione è opportuno somministrare prodotti in grado di innalzare il pH del substrato allo scopo di migliorare la disponibilità di questo micronutriente.

Di seguito uno schema riassuntivo per capire le carenze guardando le piante

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Principali concimi organici

Ecco una “rassegna” dei concimi organici maggiormente utilizzati in agricoltura e non solo.

 

La borlanda è un concime organico che viene ricavato dagli scarti delle lavorazioni di barbabietola da zucchero e, in particolar modo, dalla melassa. Si tratta di un prodotto disponibile sia in forma liquida che granulare e che contiene grandi quantità di potassio e di microelementi; ridotto è invece il tenore di fosforo, mentre l’azoto è presente in quantità moderate. Per questi motivi la borlanda è considerata a tutti gli effetti come un concime potassico e trova un largo impiego soprattutto nel campo della frutticoltura; in orticoltura questo concime viene anche utilizzato in fase di presemina.

 

 

La cornunghia viene utilizzata in agricoltura sin dai tempi remoti, ed è infatti considerata uno dei più antichi concimi naturali. Questo concime deriva dalla macinazione, essiccazione e sterilizzazione di corna e zoccoli di animali provenienti dai macelli, soprattutto bovini. Si tratta di un concime a lenta cessione che ovvero rilascia gradualmente i nutrienti contenuti, rappresentati soprattutto da azoto e fosforo. Tipicamente vi sono 12-15 parti di azoto ogni 2 di fosforo; le quantità di potassio sono invece minime, e proprio per questo alcuni produttori integrano la cornunghia con sali potassici per renderla un concime più completo. Questo fertilizzante viene soprattutto utilizzato per la concimazione di piante ornamentali, tappeti erbosi, ma anche nell’orto e soprattutto nel frutteto, dal momento che il lento rilascio preclude il dilavamento e la volatilizzazione dell’azoto apportato.Grazie alla sua dotazione organica la cornunghia inoltre migliora la struttura del terreno favorendo non solo un migliore sviluppo delle piante, ma anche l’insediamento di organismi utili nel suolo. In fase di distribuzione se possibile si consiglia di interrare la cornunghia; nel caso di presemina è bene distribuirla sul terreno prima di procedere con la zappatura. Le dosi suggerite sono di circa 80-90 grammi per metro quadrato di terreno; la cornunghia è solitamente commercializzata in granuli o sotto forma di scaglie.

 

Lo stallatico è uno dei concimi organici più diffusi ed apprezzati, e viene ottenuto a partire dalle deiezioni degli animali di allevamento e principalmente da bovini, equini, ovini e caprini. Queste deiezioni vengono sottoposte a particolari lavorazioni a livello industriale al fine di ottenere un composto facilmente utilizzabile e molto versatile. Tra i processi che le deiezioni subiscono,  vi è l’importantissima umificazione, grazie alla quale la materia organica viene parzialmente “digerita” da batteri e altri microorganismi allo scopo di scinderla in composti più assimilabili da parte delle piante. Per intenderci, si tratta di un processo molto simile a quello che naturalmente avviene nel suolo e che porta alla formazione di humus a partire dalla sostanza organica. In seguito al processo di umificazione lo stallatico viene essiccato e successivamente commercializzato sotto forma di granuli o pellet. Si possono trovare in commercio diversi tipi di stallatico: alcuni apportano azoto e fosforo, altri sono ulteriormente arricchiti di potassio e perciò sono più completi. Si tratta di prodotti fertilizzanti a lenta cessione, che garantiscono apporti prolungati nel tempo e soprattutto evitano di “bruciare” le radici delle piante con eccessive concentrazioni di nutrienti. Nello stallatico sono inoltre contenute elevate quantità di carbonio, in parole povere di composti organici: per questo il concime migliora notevolmente la struttura del terreno e favorisce lo sviluppo della microflora del suolo. Lo stallatico è uno dei concimi più utilizzati soprattutto per via della sua praticità d’uso: sarebbe davvero difficile riuscire ad immaginare di concimare i propri vasi o il giardino con del letame “vero”! Inoltre, essendo essiccato, il prodotto è molto leggero e facilmente trasportabile ed utilizzabile. Tipicamente lo stallatico viene utilizzato in fase di presemina, per fertilizzare il terreno prima che le piante si sviluppino, oppure interrandolo a fine inverno. Alternativamente si può concimare il terreno all’inizio della ripresa vegetativa.

 

 

La pollina è un concime che deriva dalla lavorazione industriale delle deiezioni di polli, tacchini ed altre specie avicole. Queste deiezioni vengono opportunamente sterilizzate in modo tale da eliminare i microorganismi presenti e consentire un utilizzo sicuro del prodotto. In questo concime è presente una percentuale di azoto organico molto inferiore rispetto a quella degli altri fertilizzanti, dal momento che nelle deiezioni avicole la maggior parte dell’azoto è presente in forma di acido urico ed ammoniaca. Proprio per via dell’elevata ammoniaca contenuta, la pollina è caratterizzata da un’azione caustica nei confronti delle radici delle piante, pertanto il suo impiego deve essere sempre attento e avvenire in quantità limitate. Inoltre le forme di azoto presenti sono sottoposte ad una veloce mineralizzazione e possono andare perdute per dilavamento. In seguito alla concimazione con pollina si osserva spesso un notevole incremento della salinità del terreno, e questo è un altro motivo per il quale questo concime va attentamente dosato.

 

 

Il guano è un concime organico naturale che si ricava dalle deiezioni degli uccelli marini, accumulatesi nel corso dei secoli in giacimenti. I più grandi si trovano in Sudamerica, ed in particolare lungo le coste del Perù e del Cile. Il guano è un prodotto che contiene grandi quantità di azoto (10-15%) ma soprattutto di fosforo (20-30%). A causa dell’elevata concentrazione di nitrati, questo concime va utilizzato con attenzione dal momento che in presenza di piogge forti i nitrati vengono dilavati dal terreno e – oltre a non essere più disponibili per le colture – possono portare all’inquinamento delle falde sotterranee. Solitamente il guano viene commercializzato in forma granulare ed impiegato per la fertilizzazione dell’orto, del frutteto e del giardino. Sul mercato si possono trovare particolari tipi di guano di cormorano, di pinguino o altre specie; esistono inoltre anche guani “speciali” ottenuti dalle deiezioni dei pipistrelli che, anche se ovviamente sono mammiferi, danno un prodotto molto simile a quello degli uccelli.

 

 

La farina di ossa è un concime di origine animale viene ottenuta dalla polverizzazione delle ossa di animali provenienti dai macelli. Dal momento che le ossa sono ricchissime in calcio, questo fertilizzante ne apporta grandi quantità e viene comunemente impiegato per migliorare le caratteristiche dei terreni eccessivamente acidi, riportandoli verso la neutralità. Il contenuto di azoto è invece piuttosto basso (di solito non supera il 5%), mentre è buona anche la dotazione di fosforo (15-18% circa).L’utilizzo della farina di ossa è sconsigliabile per le piante calcifughe che non tollerano questo elemento, come ad esempio azalee, ortensie, gardenie e rododendri. Inoltre bisogna considerare il fatto che questo prodotto rimane a lungo nel terreno, rilasciando calcio anche a distanza di uno o due anni dalla somministrazione. Pertanto, anche in futuro bisognerà evitare di seminare piante calcifughe nel terreno trattato. La farina di ossa è particolarmente indicata in frutticoltura e nella coltivazione delle piante ornamentali in genere.

 

La farina di sangue, altro derivato  animale, viene prodotta a partire dal sangue proveniente dagli impianti di macellazione, opportunamente essiccato e sottoposto a processi di sterilizzazione che lo rendono un prodotto assolutamente sicuro. Nonostante sia considerata un concime un po’ macabro, la farina di sangue è uno dei fertilizzanti più apprezzati in agricoltura ed orticoltura dal momento che contiene elevatissime quantità di azoto (circa il 13-15%). Dal momento che l’azoto in questione è contenuto nelle proteine animali, il rilascio di questo elemento della fertilità è lento e prolungato nel tempo; pertanto, la somministrazione di concimazioni a base di farina di sangue permette di soddisfare le esigenze nutritive delle piante per l’intero ciclo vegetativo.Il rischio di dilavamento dell’azoto da parte delle piogge sono praticamente assenti. Nella farina di sangue è presente circa il 33% di carbonio, pertanto la sostanza organica è elevata e in grado di migliorare struttura e fertilità del terreno. Da non trascurare è inoltre il notevole apporto di ferro libero, legato alla presenza dell’emoglobina (proteina del sangue), che consente di prevenire il rischio di carenze come la clorosi ferrica e migliora l’aspetto delle piante, fattore importante soprattutto nella floricoltura.Per quanto riguarda l’utilizzo, si consiglia di interrare la farina di sangue, tipicamente commercializzata in polvere, in concomitanza con le lavorazioni preparatorie del terreno. L’interramento è indicato per via del forte odore di questo concime, e che proprio per questo aspetto non rappresenta la migliore opzione di concimazione in ambito domestico. Al pari delle farine di ossa e della cornunghia, inoltre, anche la farina di sangue viene considerata da alcune persone come un prodotto inaccettabile dal punto di vista etico.

 

il lupino macinato, a differenza del precedente, è di origine vegetale al 100% dal momento che deriva da queste leguminose originarie del bacino del Mediterraneo. I concimi a base di lupino macinato sono ideali per la concimazione delle piante acidofile, ovvero delle specie che richiedono substrati di crescita dal pH tendenzialmente basso quali alcune ornamentali (azalea, geranio, rododendro, ortensia, camelia…) e frutticole (aranci, limoni ed altri agrumi). Grazie alle grandi quantità di azoto contenute, questo concime a lenta cessione supporta in modo ottimale la crescita dei vegetali; la sostanza organica contenuta migliora invece le caratteristiche fisiche e biologiche del terreno. Si consiglia di interrare i lupini macinati all’inizio della primavera, prima della ripresa vegetativa delle piante.

 

 il panello di ricino è concime organico che viene prodotto a partire dalla pianta di ricino, nota ai più per via dell’elevato contenuto di olio impiegato sia a livello farmaceutico che per diverse applicazioni industriali. Il concime è ricavato proprio dai residui vegetali che rimangono in seguito all’estrazione dell’olio, ed è particolarmente ricco di azoto. Il panello di ricino contiene una sostanza tossica (ricina) dalle proprietà nematocide e geodisinfestanti che può aiutare a controllare i nematodi parassiti delle radici ed eliminare gli organismi indesiderati nel terreno oltre ad erbe infestanti e funghi. Tuttavia la ricina è anche fitotossica, pertanto bisogna sempre rispettare i dosaggi riportati sulle confezioni per evitare di danneggiare le piante. Tra le colture che maggiormente beneficiano della concimazione con questo prodotto sono alcune orticole (patata, cipolla), ma anche alberi da frutto, prati e specie ornamentali (es. rose).

il litotamnio viene prodotto a partire dalla macinazione di un’alga rossa calcarea (Lithothamnium calcareum) proveniente dall’Atlantico, ed in particolar modo dalla Bretagna. Queste alghe presentano una caratteristica struttura calcarea, pertanto il concime da esse ricavato apporta al terreno grandi quantità di calcio ma anche di magnesio ed oligoelementi. Per questo sono numerosi gli utilizzi del litotamnio in agricoltura, dal momento che il calcio migliora il pH e la struttura dei terreni acidi.Inoltre la sua particolare composizione chimica rende questo concime un ottimo prodotto fitostimolante che permette uno sviluppo ottimale della pianta e conferisce una maggiore resistenza nei confronti dei parassiti. Il litotamnio viene commercializzato sotto forma di polvere finissima di colore bianco-giallastro. Le dosi consigliate per frutteto ed orto sono di 5 kg circa ogni 100 metri quadrati.

 

 

 

 

 

 

 

 

fonti: http://www.trafioriepiante.it/infogardening/ambulatorio/ConcimeIstruzioneUso.htm

http://www.coltivarefacile.it/