Abbiamo bisogno di semi ibridi e Ogm?

L’incrocio di due varietà geneticamente diverse richiede una considerevole quantità di manodopera. Questo spiega per quale motivo molta della produzione dei pacchetti di semi colorati e gran parte dei semi nei magazzini di prodotti agricoli avvengano laddove vi siano pochi limiti al salario minimo dei dipendenti, posti come il Cile, Taiwan, il Kenya e l’Indonesia e la Cina. Tuttavia alcuni tipi di semi di pomodori ibridi possono costar la cifra incredibile di 12.000 $ al kg in Australia. Tecnicamente, l’ibridazione consiste nell’ incrocio di due varietà molto differenti fra loro. Il risultato è una varietà ibrida che possiede dei tratti derivati da entrambi i genitori, che possono essere vantaggiosi per la nuova varietà ibrida. La pianta ibrida mostrerà spesso il cosiddetto ‘vigore ibrido’, un misto di qualità che le consentiranno di crescere con più successo di ciascuno dei genitori. Tuttavia tale vigore ibrido si riduce nelle generazioni successive. L’ibridazione avviene naturalmente e in modo piuttosto accidentale in natura,ma, nel contesto del commercio delle sementi, il processo coinvolge un restringimento deliberato del patrimonio genetico di ognuna delle due varietà fino ad isolare delle particolari caratteristiche di ognuna. Queste, quando combinate in un ibrido, soddisfano i programmi di selezione e i piani di vendita del prodotto. Le linee parentali deliberatamente congenite usate per gli ibridi derivano generalmente da un singolo individuo scelto per le sue caratteristiche specifiche, al quale viene consentito di scambiare naturalmente il polline con altri individui della stessa varietà come accadrebbe in natura con l’impollinazione libera nei campi. Questo riduce la quantità di variabilità a ogni generazione, in quanto gli esemplari non conformi vengono estirpati o eliminati spietatamente. In questo modo si ottiene l’uniformità.

A volte, ogni varietà che è stata selezionata per un suo tratto desiderato, viene riprodotta da se stessa, per dieci generazioni;  una procedura chiamata ‘selfing’. Le due distinte varietà consanguinee vengono quindi sposate. La loro progenie con una combinazione di caratteristiche desiderate viene chiamata F1 (prima filiazione o generazione). Una tipica procedura consiste nel selezionare una pianta avente una produttività superiore al normale e l’altra caratterizzata da una maturazione precoce. L’ibrido F1 risultante può quindi avere un’elevata produttività e una maturazione precoce. Purtroppo la generazione di semi successiva a F1, la generazione F2, non mostra necessariamente le caratteristiche selezionate e generalmente produce un miscuglio molto vario di discendenti, ovvero, regredisce allo stato dei suoi sparuti progenitori, con tanto di caratteristiche congenite. In alcuni casi il seme della generazione F2 non germoglia affatto.

Gli ibridi F1 non si comportano necessariamente nel migliore interesse di giardinieri e coltivatori. Secondo gli iscritti ai Seed Savers e in base alla nostra propria esperienza, le varietà tradizionali ad impollinazione libera sono perfettamente adatte al giardino di casa e alla piccola fattoria. Forniscono il sapore e il nutrimento ricercato dai giardinieri e dai cuochi. Sono il vigore e l’uniformità a rendere l’ibrido F1 comprensibilmente attraente per il coltivatore interessato, per contratto, a vendere un intero raccolto. È puntuale per i tempi di raccolta (il coltivatore deve poter rispettare i tempi di consegna ai supermercati), cresce in modo ordinato con le stesse dimensioni (il che è ideale per l’imballaggio e consente modalità di raccolta non selettive, meccaniche e in un’unica soluzione) ed è produttivo. Purtroppo questi ibridi generalmente richiedono un largo impiego di fertilizzanti e pesticidi. Nel 1960 il 99% del granoturco seminato negli USA, il 95% delle barbabietole da zucchero, il 95% del sorgo, l’80% degli spinaci,  l’80% dei girasoli, il 62% dei broccoli e il 60% delle cipolle erano ibridi (USDA, Seeds: The Yearbook of Agriculture, 1961). Ci possiamo immaginare che tali numeri siano  oggi cresciuti ulteriormente e si tratta di un fenomeno mondiale.

Pioneer Hi-Breed, uno dei grandi giganti delle sementi, possiede quindici stabilimenti per la ricerca degli ibridi stranieri del granoturco ed opera in ben novanta stati. È opportuno sottolineare come alcuni vegetali siano più facili da ibridare di altri. Per esempio i fagioli e i piselli non vengono mai ibridati commercialmente poiché si autoimpollinano in maniera automatica. La tediosa impollinazione manuale di ogni fiore darebbe risultati solo in alcuni baccelli e il prezzo sarebbe proibitivo.

I punti di forza degli F1 sono anche le loro debolezze. Queste piante altamente manipolate possono rispondere estremamente bene in condizioni favorevoli, ma possono fallire in modo catastrofico in condizioni avverse,se piantate in monocolture estese. Questo li rende piuttosto inadatti alle coltivazioni di sussistenza del Terzo Mondo, dove gli agricoltori muoiono di fame se il raccolto va male. La variabilità delle varietà a impollinazione libera fornisce alla coltura delle possibilità maggiori di successo. Jackie French, la famosa scrittrice australiana che si occupa di giardinaggio organico sostiene:

«quando alcuni dei miei zucchini ibridi prendono l’oidio, tutte le piante sono colpite e muoiono nel giro di pochi giorni.Invece le mie piante a impollinazione aperta sono più variabili: alcune soccombono prima, altre dopo e alcune sembrano non essere toccate dalla malattia» (French,1991, pagina 31).

Molto del cibo sugli scaffali dei supermercati, comprese la frutta e la verdura fresche, derivano da semi ibridi. Persino molti cereali, frutta e verdura venduti nei negozi salutisti e biologici sono il prodotto di ibridi che spesso hanno un basso valore nutrizionale. Queste questioni sono di scarsa rilevanza per chi coltiva l’orto di casa, poiché la maggior parte delle colture ibride non offrono loro alcun vantaggio. Le varietà a impollinazione aperta, adattate all’ ambiente locale sono spesso migliori per quanto riguarda il sapore, la tenerezza e la consistenza, rispetto alle varietà che possono essere trasportate a lunga distanza e immagazzinate al freddo. Consigliamo agli appassionati dell’orto di effettuare il ciclo di coltura completo, ricavando da se stessi i propri semi per la stagione successiva, piuttosto che indulgere nella coltivazione degli ibridi.

Inoltre -considerazione del tutto personale- suppongo che gli ibridi in realtà aprano la strada ai semi OGM. Infatti la strategia di selezione finora vista può sicuramente essere più efficienteper l’industria  ( mo non vantaggiosa per il coltivatore)  se si può fare una selezione a livello di geni per trasmettere alla progenie le caratteristiche desiderate. Con le nuove tecniche di bioingegneria, i selezionatori di nuove varietà possono estrarre un singolo gene utile o un gruppo di questi, da una pianta, o persino da un animale e incorporarlo in un’altra pianta. Gli esperimenti hanno trasferito la resistenza al freddo di un pesce guizzante nel fagiolo della soia e il gene responsabile della luce intermittente delle lucciole nella pianta del tabacco. il tabacco luminoso è un ibrido tecnologico che configura, in un futuro molto prossimo, un mondo con sembianze geneticamente modificate. Nato dall’incrocio in laboratorio tra una pianta di tabacco e il gene che rende la lucciola luminosa durante la notte, la cosiddetta luciferasi, il tabacco diventa luminescente sprigionando una luce fluorescente altamente visibile. Ciò significa che le cellule meristematiche del tabacco hanno incorporato nel loro genoma il gene della luciferasi , gene esogeno e di origine animale. L’idea di fondo è quella poi di utilizzare  questa tecnica per produrre alberi fosforescenti utilizzabili come abeti di natale o per l’illuminazione stradale. Le cellule di ogni pianta contengono un nucleo centrale che comanda tutte le attività che avvengono dentro la cellula. All’ interno del nucleo si trova il DNA (acido desossiribonucleico) che possiede una molecola molto lunga, costituita da migliaia di atomi, la cui disposizione può variare. Il numero di queste lunghe molecole di DNA disposte a catena varia a seconda della specie di piante. La disposizione specifica degli atomi lungo la catena determina il codice genetico e una variazione del codice comporta il manifestarsi di nuove caratteristiche nella pianta.

Tale manipolazione genetica è ideale per i riproduttori industriali di piante. Invece di sprecare anni nella riproduzione selettiva, l’asportazione del gene può ottenere dei risultati quasi istantanei. Un esempio è il pomodoro, sviluppato per la zuppa e la pasta in lattina, che contiene il 2% in più di residuo secco delle varietà precedenti. I geni per questa varietà vengono da un pomodoro delle Ande Peruviane e da esso sono stati tratti grandi profitti. (Hugh Iltis in Biodiversity, edito da E.O. Wilson, 1998).

Nei primi anni ‘80, la biotecnologia venne venduta al mondo come una nuova speranza per un’agricoltura senza prodotti chimici.Gli agro-genetisti promisero il controllo biologico delle fitopatologie, delle infestanti, dei parassiti e piante più forti. La realtà è stata molto diversa come ha mostrato l’attuale enfasi sugli erbicidi per il controllo delle infestanti.I geni resistenti ai diserbanti trovati in una pianta esotica possono essere trasferiti ad altre colture. Secondo Development Dialogue: A Journal of International Development Cooperation (1988, pagina 157), PioneerHi-Breed informava che la selezione di una resistenza genetica ai diserbanti sta diventando importante quanto la selezione della resistenza dello stesso cultivar alle malattie e agli insetti infestanti principali. Le strategie di tolleranza ai pesticidi rende possibile per i produttori l’impiego di prodotti più tossici poiché questi non danneggerebbero la coltura. Un chiaro esempio è quello dei fagioli di soia che possono resistere al Roundup™, un prodotto al glifosato creato  dalla Monsanto.

Questo illustra uno degli aspetti più deleteri della biotecnologia: la tendenza a cercare di adattare l’ambiente e l’uomo alle esigenze dell’industria, piuttosto che il contrario. Queste possibilità tecniche, anche prescindendo dalla loro liceità morale o etica, mettono in crisi una concezione globale del DNA quale portatore di un ‘progetto’ specie-specifico e inducono a ripensare il suo ruolo e la sua funzione nello sviluppo polimorfo e differenziato della vita in seno alla biosfera In un altro esempio, gli scienziati associati all’ industria esprimono la speranza di riuscire a manipolare i geni degli alberi europei minacciati in modo che possano sopportare le piogge acide! Un parallelo può essere trovato nell’ uso di farmaci al solo scopo di far fronte ai sintomi dello stress e della monotonia, invece di cercare di trovarne le cause. È uno scandalo il fatto che, in un momento in cui il nostro mondo necessita di piante alimentari prive di residui tossici, i bioingegneri stiano creando piante destinate a sopportare una dose ancora maggiore di fertilizzanti chimici, diserbanti, insetticidi e fungicidi senza subire danni collaterali. Tutto questo a spese della salute delle persone, della sopravvivenza della flora e della fauna e della pulizia dell’aria e dell’acqua.

Un altro aspetto preoccupante della bioingegneria è il trasferimento accidentale di geni che avviene quando il polline di una coltura in campo aperto avente una resistenza ai diserbanti creata dai bioingegneri contamina un’erba infestante attigua, creando in quest’ultima una resistenza ai diserbanti connaturata. Per fare un solo esempio, i geni della resistenza ai diserbanti nella lattuga trattata dai bioingegneri sono stati trasmessi accidentalmente alla lattuga selvatica, Lactuca Serriola, un’erba infestante altamente indesiderabile soprattutto quando cresce nei campi di lattuga coltivata per la moltiplicazione di semente. La conseguenza di questo è un uso ancora maggiore di diserbanti. Oltre cento gruppi di bioingegneria in tutto il mondo sono impegnati in programmi relativi alla tolleranza ai pesticidi. Come sottolinea il genetista e divulgatore scientifico e ambientale canadese David Suzuki, il lasso di tempo tra una scoperta e la sua applicazione è diventato pericolosamente breve (Suzuki, 1990). Al filosofo, al leader spirituale, al pragmatista, al genitore o al nonno, non rimane il tempo di comprendere e considerare le conseguenze della scoperta scientifica. Senza alcuna dovuta precauzione i politici non possono prevedere quali effetti a breve e lungo termine si avranno sulla vita sulla terra, e le imprese possono agire con sempre minore responsabilità in ciò che non sembra essere altro che una pura ricerca del profitto.

Daniel Nesta

 

Documento elaborato da : The Seed Savers’ Handbook by Michel e Jude Fanton