Le verdure lattofermentate

verdure_fermentate Spesso accade che raccogliamo le nostre verdure ma poi non sappiamo come conservarle, o meglio sappiamo che se le sottoponiamo ai più noti processi di conservazione, andranno a perdere gran parte dei loro nutrimenti, sensibili all’azione del caldo e dei trattamenti di natura chimica. Ma c’è un’alternativa molto sana per conservare i cibi che forse è caduta in disuso per vari motivi ma che in realtà sarebbe meglio riscoprire. La fermentazione. Esistono diversi tipi di fermentazione ma qui ci occuperemo della fermentazione lattica. Insieme ad un’ alimentazione equilibrata l’uso di verdure latto-fermentate aiuta a mantenere una flora batterica intestinale in buone condizioni di salute. Quando l’intestino è sano, tutto l’organismo ne viene influenzato positivamente. La “fermentazione ad acido lattico” è un sistema di conservazione della verdura che non solo non diminuisce il valore alimentare di un cibo, ma addirittura lo aumenta. Le verdure sottoposte a fermentazione lattica sono tra l’altro un buon modo di sostituire lo yogurt per quanti desiderano evitare o ridurre i latticini nella propria alimentazione. Con questa tecnica, le verdure possono essere conservate per periodi di tempo variabili da pochi giorni ad alcuni mesi. Possono anche essere pastorizzate una volta confezionate, ma cosi è vero che ne aumentiamo il tempo di conservazione ma perdiamo comunque una buona parte di enzimi e fermenti che col calore si degradano. Le verdure cosi pastorizzate possono essere conservate tranquillamente per un anno, a volte anche due o tre. Il gusto è diverso da quello della verdura fresca ma decisamente gradevole è una verdura croccante, dal colore vivo, ma con un sapore delicatamente acidulo, ottima da consumare da sola ma anche adatta ad insaporire altre verdure e insalate crude.La fermentazione è una delle tecniche di conservazione più antiche del mondo. Fin dalla nascita della pratica agricola c’è stato il problema della conservazione degli alimenti, perché la natura offre cibo in modo discontinuo durante l’anno, sappiamo ad esempio che la frutta e la verdura, sopratutto nelle zone temperate ed ancor più del nord, non sono disponibili tutto l’anno e quando la produzione è al massimo, le quantità sono tali per cui è impossibile consumarle tutte. Da questa esigenza e prima ancora che fossero usati frigoriferi e congelatori per mantenere la catena del freddo, l’uomo ha imparato ad utilizzare proprio quei batteri che solitamente sono un problema per la conservazione, perché fanno andare a male gli alimenti, per conservare frutta e verdure, ma anche carne e pesce, aumentandone il sapore e la digeribilità. Almeno in Italia, la fermentazione casalinga è stata abbastanza abbandonata in questi ultimi decenni, soppiantata da prodotti industriali di ben più scarsa qualità (sottaceti, pane con lievito di birra, formaggi industriali, ecc.), sotto la spinta dell’ipersanificazione degli alimenti e degli ambienti di produzione. Tutto ciò che non è ipercontrollato, sterilizzato, sembra mettere in serio pericolo la vita, distogliendoci dal reale aumento delle malattie dovuto proprio a tutto questo controllo ed alla eccessiva raffinazione dei cibi. Sono aumentate infatti, molto in seguito a queste modifiche dell’alimentazione, le malattie allergiche e quelle autoimmuni (diabete di tipo 1, tiroidite, sclerosi multipla, celiachia, ecc.), sono diminuite per contro alcune intossicazioni alimentari. L’ipotesi della troppa igiene è stata in precedenza citata quale possibile causa di malattie autoimmuni, allergie, asma e persino del diabete. “Nel mondo moderno, sviluppato, viviamo in ambienti igienicamente sterilizzati e di conseguenza non siamo in contatto con gli animali, le feci ed il fango come lo è stato fino a pochi decenni fa”, ha detto l’evoluzionista Molly Fox in un recente studio condotto a Cambridge i cui risultati sono pubblicati su Evolution, Medicine and Public Health. L’industrializzazione ci ha liberato non solo dai batteri che causano attacchi mortali di diarrea nel mondo in via di sviluppo, ma anche dai batteri con cui gli esseri umani si sono co-evoluti in un rapporto simbiotico, come quelli che abitano in un sistema intestinale sano ed aiutano a rimanere magri. Fox ed i suoi colleghi hanno quindi relazionato la maggior igiene con un tasso più alto della malattia di Alzheimer.  Solo negli ultimi anni si sta iniziando a scoprire che alcune sostanze che risultano dalla fermentazione hanno effetti benefici sul corpo umano. Ricercatori finlandesi hanno identificato dei componenti anticancerogeni nei crauti, gli isotiocianati, sostanze che risultano assenti nel cavolo crudo, dal momento che si tratta di un sottoprodotto del ciclo vitale dei batteri nel processo di fermentazione. Dopo il bombardamento di Nagasaki, in Giappone, alcuni operai in una clinica notarono che non soffrivano gli effetti delle radiazioni come la maggior parte delle persone. La loro ipotesi fu che ciò dipendeva dal grande uso di miso, alimento ottenuto dalla fermentazione della soia. Più recentemente, la ricerca ha confermato che l’acido dipicolinico del miso è capace di legarsi alle particelle radioattive presenti nell’organismo e di espellerle. Anche in questo caso, la sostanza in questione non esiste nella soia cruda ma viene prodotta durante la fermentazione. Sono i batteri vivi a rappresentare il più grande beneficio nutrizionale, perché sono lo stesso tipo di batteri di cui abbiamo bisogno nell’intestino per poter digerire bene il nostro cibo. A tutti sarà capitato di assumono degli antibiotici, e spesso ci viene raccomandato di mangiare dello yogurt per ricostituire la flora batterica o di prendere i fermenti lattici. Molti però ignorano che i batteri svolgono un ruolo importantissimo anche per il nostro sistema immunitario: se dentro e fuori dal nostro corpo abbiamo una comunità sana di batteri, questa è la nostra prima linea di difesa immunitaria. Naturalmente con questa pratica oltre che consumare i nostri prodotti per un tempo più lungo rispetto al periodo di coltivazione, possiamo beneficiare dei preziosi fermenti lattici che aiutano la flora batterica del nostro intestino, meglio di qualsivoglia probiotico in commercio. Ma fare alimenti fermentati in casa, oltre a recuperare un’alimentazione sana, è una grande soddisfazione personale, una soddisfazione di gusto e di benessere. I benefici per la salute sono molteplici e vanno dal miglioramento della digestione, alla maggior soddisfazione che si trae dal pasto. Ma fanno anche molto di più. Aumentano le difese immunitarie stimolando la flora batterica intestinale ed apportando molte più vitamine delle verdure fresche. Ad esempio lo yogurt, rispetto al latte di partenza, ha molte marce in più: il lattosio è in gran parte digerito, e quello che rimane è più digeribile grazie alla presenza della B-galattosidasi prodotta dai batteri lattici. Il calcio viene assimilato meglio perché l’acido lattico ne favorisce l’assorbimento. Contiene più vitamine del gruppo B ed infine, ma molto importante, è più tollerato anche dagli intolleranti ai latticini o nelle persone debilitate, perché anche le proteine ed i grassi sono parzialmente digeriti e quindi pronti per essere utilizzati. Anche il kefir ha proprietà molto simili, la differenza sostanziale sta nel fatto che la fermentazione del kefir è anche lievemente alcolica Altri cibi fermentati che sono entrati in uso nella nostra cucina e che derivando dalla cucina asiatica, sono la salsa di soia, il miso, il tempeh, l’aceto di umoboshi, ecc. Questi prodotti, soprattutto quelli a base di soia, svolgono un importante ruolo di rinforzo dell’osso, perché la fermentazione aumenta il contenuto di vitamina K, che, oltre ad essere un cardine della coagulazione del sangue, stimola alcune cellule dell’osso a captare e trattenere il calcio, e questo potrebbe essere uno dei motivi della bassa incidenza di osteoporosi in queste popolazioni che consumano prodotti di soia in luogo dei più dannosi latticini. Anche se a mio avviso, vista la larga diffusione della soia, non si può sempre star certi che quella che consumiamo sia derivata da prodotti non OGM. Sulle nostre tavole sono pochissimi gli alimenti fermentati della nostra tradizione che ancora fanno capolino: il vino, la birra, l’aceto, le olive, un po’ meno i crauti fermentati, ancor più raramente il pane a lievitazione naturale. Molti studi clinici si sono concentrati sull’azione immuno-modulante dei fermenti lattici, dimostrando che i batteri presenti nell’intestino, ma che arrivano dal cibo e dall’ambiente esterno, sono in grado di orientare le nostre difese immunitarie sia in fase di maturazione nei bambini, che anche negli adulti.Con i suoi 300 mq di estensione l’intestino rappresenta il fronte immunitario più importante, contenendo circa l’80% delle cellule immunitarie dell’organismo. E se il cibo non contiene più questi fermenti perché troppo cotto o sterilizzato/pastorizzato, prendono facilmente il sopravvento batteri che non sono “buoni” per il nostro intestino ed il sistema immunitario impazzirà nel vero senso della parola perché, sarà molto più propenso a sbagliare l’obiettivo, reagendo in modo anomalo a pollini, polveri ed a parti dell’organismo stesso, aumentano cioè le reazioni allergiche ed autoimmuni. Anche i bambini potrebbero trarre grande vantaggio dagli alimenti fermentati, partendo anche dalla considerazione che molti dei loro problemi derivano da un ambiente troppo protettivo, anche dal punto di vista igienico. I bambini inoltre possono essere coinvolti ed appassionarsi alla preparazione dei cibi fermentati, è un’occasione per osservare ed attendere…un po’ come l’esperienza dell’orticoltura.

 

COSA E COME FERMENTARE

Oltre al latte praticamente tutti i vegetali si possono fermentare, dalla frutta (anche sotto forma di succhi uva, mele, ecc.) alla verdura. In alcune culture si fermenta anche l’anguria. Per fermentare basta avere a disposizione vegetali freschissimi, se sono appena raccolti e sciacquati con acqua soltanto ancora meglio, perché hanno tutta la carica batterica del terreno che fa innescare in modo più efficace la fermentazione. Come contenitori sono sufficienti barattoli in vetro di varie misure. Inoltre serve sale marino integrale (attenzione che non contenga antiagglomeranti)e, in caso, acqua non clorata. Di norma per la conservazione degli alimenti si utilizza la fermentazione in salamoia. La salamoia incoraggia la crescita di quei ceppi di batteri che producono acido lattico ad azione conservante. L’acido lattico assunto con gli alimenti, cosi come l’acido ascorbico (vitamina C), favorisce la trasformazione del ferro presente nei vegetali riducendolo dalla forma ferrica a quella ferrosa, meglio assimilabile dall’intestino umano. Lo stesso principio vale per la farina usata per il pane se per produrlo viene usata pasta madre. La differenza sostanziale con il lievito di birra sta proprio nella presenza di batteri diversi nella pasta. Il lievito di birra è costituito principalmente da batteri Saccharomyces, che sono i responsabili della fermentazione di tipo alcolica tipica della fermentazione con lievito di birra (questi batteri scindono gli zuccheri in anidride carbonica e alcol etilico). Nella pasta madre invece oltre ai Saccaromyces sono  presenti anche altri batteri, i lattobacilli, responsabili della trasformazione degli zuccheri in acido lattico e di conseguenza dell’acidificazione dell’impasto. Questo comporta che nel pane fatto con Lievito madre oltre alla fermentazione di tipo alcolica si ha anche una fermentazione lattica che dona al pane un aroma e un gusto particolare. Quando però si dà il via alla preparazione della Pasta Madre si ha uno sviluppo caotico di diverse specie di batteri, anche di tipo patogeno, ma con il tempo e  i diversi rinfreschi, la pasta acida tende a stabilizzarsi. Quindi ora che conosciamo il processo di conservazione e l’importante arricchimento nutrizionale che ne deriva proviamo a dare un paio di ricette, ma ricordate che il limite è dato solo dalla fantasia. È necessario comunque ricordare che la presenza di sale oltre che avviare correttamente la fermentazione lattica, rende anche le verdure croccanti durante la fermentazione.Le verdure che riescono meglio a fermentare sono: barbabietole rosse, cavoli cappucci, cetrioli, cipolle, rape, zucchini e zucca , fagiolini, daikon, ravanelli. Infatti è preferibile fermentare i cibi che sono croccanti e che restino tali. Tra i vari tipi, i crauti sono la forma di verdure lattofermentate più conosciute al mondo (a base di cavolo cappuccio), originarie dei paesi di lingua tedesca, ma come già riportato, tecniche analoghe sono conosciute altrove. In Polonia vengono usati pomodori verdi e peperoni, in Cina abbiamo lo Pao Cai, in Corea il Kimchi, in Giappone lo Tsukemono, a El Salvador il Curtido, sempre con l’uso del cavolo cappuccio o di altre verdure. In ogni cultura queste verdure venivano consumate in modeste quantità, ma quasi sempre ad ogni pasto come condimento.

 

 

RICETTE

ricette_fermentate

Ecco le ricette base per la fermentazione delle verdure tratte da “Manuale dei cibi fermentati”, Michela Trevisan, ed. Terra Nuova, 2009. Le due ricette riguardano rispettivamente la fermentazione “tipo crauti”, ovvero la salatura diretta delle verdure, che può essere effettuata con tutte, veramente tutte le verdure tagliate a pezzi o in sottili lamelle. La seconda riguarda la fermentazione in salamoia.

 

 

CRAUTI

crauti

I crauti sono una preparazione tipica delle regioni fredde dell’Europa, comprese alcune zone montane del nord Italia. La ricetta base viene eseguita con cavolo cappuccio invernale affettato sottilmente e sale. Di qui cui si possono eseguire tutte le varianti aggiungendo carote grattugiate, rape, sedano, cipolle e tutte, ma proprio tutte le verdure.

INGREDIENTI

  • cavolo cappuccio autunnale
  • carote, sedano rapa, rapa rossa (facoltativi)
  • sale marino integrale 1,5 al 3% ( del peso delle verdure)
  • bacche di ginepro, pepe bianco, semi di senape o cumino (a piacere)
  • 1 giara per fermentazione oppure 1 barattolo in vetro
  • 1 peso

 

PREPARAZIONE

Affettare molto finemente i cappucci e le eventuali altre verdure. Disporre il cappuccio e le altre verdure a strati inframezzati dal sale e eventualmente dalle spezie pressando bene ogni strato per favorire la fuoriuscita del succo. Un altro metodo utilizzabile è di mescolare le verdure, il sale e le spezie in una bacinella sufficientemente grande, anche nel lavandino, e poi riempire la giara pressando bene ogni strato. Posizionare in cima il peso (ad esempio un piatto con sopra un pesante sasso, o il peso associato alla giara. Coprire e lasciare a temperatura ambiente (20-22°C circa) per 5-10 giorni. Controllare che le verdure abbiano prodotto liquido a sufficienza da esserne ricoperte, in caso contrario sciogliere 15-30 g di sale per litro d’acqua (come nella proporzione scelta inizialmente), portare ad ebollizione, lasciar raffreddare e aggiungere la quantità necessaria per ricoprire le verdure. A fermentazione iniziata, spostare i crauti in luogo fresco per non farli inacidire troppo. Se non si possiede una cantina si possono conservare i crauti fuori da un balcone esposto verso nord oppure si possono trasferire i crauti in piccoli barattoli e conservarli in frigorifero. Si possono iniziare a mangiare dopo 4 settimane.

 

 

LA GIARDINIERA DI VERDURE

giardiniera

Il sapore delle verdure fermentate è molto diverso da quello dei sottaceti, decisamente meno acido e più aromatico. Le verdure possono essere consumate per completare un antipasto o come contorno

INGREDIENTI

verdure miste a piacere tra:

  • carote
  • cavolfiore
  • sedano coste e foglie
  • pomodori verdi
  • fagiolini
  • peperoncini
  • cipolle
  • aglio
  • barbabietole
  • ravanelli.
  • Asparagi
  • funghi
  • cetrioli,ecc
  • acqua
  • sale 30 g per litro d’acqua
  • alloro, basilico, aneto, peperoncino, pepe, pepe rosa, ginepro, cumino, chiodi di garofano a vostro piacere

PREPARAZIONE

Lavare e tagliare le verdure come in uso nelle giardiniere e riporle in barattoli di vetro aggiungendo a piacere aglio e aromi (alloro, pepe bianco, ecc.). L’aglio e gli aromi, oltre ad insaporire, aiutano la fermentazione lattica, evitando la formazione di muffe e batteri indesiderati che andrebbero a rovinare il prodotto finale. Sciogliere 30 gr circa di sale marino integrale per litro d’acqua e portare ad ebollizione, lasciar raffreddare e versare sulle verdure fino a ricoprirle. Chiudere infine con un tappo in modo non ermetico. Lasciate riposare le verdure in un ambiente ad almeno 20°C per 10 giorni. A questo punto la giardiniera è pronta! Può essere conservata in frigorifero o in un ambiente a bassa temperatura.

Accorgimenti supplementari: per evitare l’eventuale sviluppo del botulino prima che l’ambiente diventi sufficientemente acido (ricordiamo che poi l’acido lattico non permetterà lo sviluppo di botulino), basta avere l’accortezza di agitare il barattolo capovolgendolo almeno una volta al giorno finché parte la fermentazione, oppure, ancor meglio rovesciare in un contenitore il liquido e rimetterlo nel barattolo per tre o quattro volte, in modo da ossigenarlo. La quantità di sale può essere leggermente diminuita e si possono trovare ricette anche di fermentazioni senza sale. Attenzione però che il sale è indispensabile alla turgidità delle verdure, meno se ne utilizza più le verdure si ammorbidiranno in conseguenza all’azione dell’acidità, come accade nella marinatura.

 

Daniel Nesta

 

 

 

 

fonti: “Manuale dei cibi fermentati”, Michela Trevisan, ed. Terra Nuova, 2009

Terra NuovaGiugno 2007 Editore: Editrice AAM Terra Nuova

 

 

 

 

 

 

Abbiamo bisogno di semi ibridi e Ogm?

L’incrocio di due varietà geneticamente diverse richiede una considerevole quantità di manodopera. Questo spiega per quale motivo molta della produzione dei pacchetti di semi colorati e gran parte dei semi nei magazzini di prodotti agricoli avvengano laddove vi siano pochi limiti al salario minimo dei dipendenti, posti come il Cile, Taiwan, il Kenya e l’Indonesia e la Cina. Tuttavia alcuni tipi di semi di pomodori ibridi possono costar la cifra incredibile di 12.000 $ al kg in Australia. Tecnicamente, l’ibridazione consiste nell’ incrocio di due varietà molto differenti fra loro. Il risultato è una varietà ibrida che possiede dei tratti derivati da entrambi i genitori, che possono essere vantaggiosi per la nuova varietà ibrida. La pianta ibrida mostrerà spesso il cosiddetto ‘vigore ibrido’, un misto di qualità che le consentiranno di crescere con più successo di ciascuno dei genitori. Tuttavia tale vigore ibrido si riduce nelle generazioni successive. L’ibridazione avviene naturalmente e in modo piuttosto accidentale in natura,ma, nel contesto del commercio delle sementi, il processo coinvolge un restringimento deliberato del patrimonio genetico di ognuna delle due varietà fino ad isolare delle particolari caratteristiche di ognuna. Queste, quando combinate in un ibrido, soddisfano i programmi di selezione e i piani di vendita del prodotto. Le linee parentali deliberatamente congenite usate per gli ibridi derivano generalmente da un singolo individuo scelto per le sue caratteristiche specifiche, al quale viene consentito di scambiare naturalmente il polline con altri individui della stessa varietà come accadrebbe in natura con l’impollinazione libera nei campi. Questo riduce la quantità di variabilità a ogni generazione, in quanto gli esemplari non conformi vengono estirpati o eliminati spietatamente. In questo modo si ottiene l’uniformità.

A volte, ogni varietà che è stata selezionata per un suo tratto desiderato, viene riprodotta da se stessa, per dieci generazioni;  una procedura chiamata ‘selfing’. Le due distinte varietà consanguinee vengono quindi sposate. La loro progenie con una combinazione di caratteristiche desiderate viene chiamata F1 (prima filiazione o generazione). Una tipica procedura consiste nel selezionare una pianta avente una produttività superiore al normale e l’altra caratterizzata da una maturazione precoce. L’ibrido F1 risultante può quindi avere un’elevata produttività e una maturazione precoce. Purtroppo la generazione di semi successiva a F1, la generazione F2, non mostra necessariamente le caratteristiche selezionate e generalmente produce un miscuglio molto vario di discendenti, ovvero, regredisce allo stato dei suoi sparuti progenitori, con tanto di caratteristiche congenite. In alcuni casi il seme della generazione F2 non germoglia affatto.

Gli ibridi F1 non si comportano necessariamente nel migliore interesse di giardinieri e coltivatori. Secondo gli iscritti ai Seed Savers e in base alla nostra propria esperienza, le varietà tradizionali ad impollinazione libera sono perfettamente adatte al giardino di casa e alla piccola fattoria. Forniscono il sapore e il nutrimento ricercato dai giardinieri e dai cuochi. Sono il vigore e l’uniformità a rendere l’ibrido F1 comprensibilmente attraente per il coltivatore interessato, per contratto, a vendere un intero raccolto. È puntuale per i tempi di raccolta (il coltivatore deve poter rispettare i tempi di consegna ai supermercati), cresce in modo ordinato con le stesse dimensioni (il che è ideale per l’imballaggio e consente modalità di raccolta non selettive, meccaniche e in un’unica soluzione) ed è produttivo. Purtroppo questi ibridi generalmente richiedono un largo impiego di fertilizzanti e pesticidi. Nel 1960 il 99% del granoturco seminato negli USA, il 95% delle barbabietole da zucchero, il 95% del sorgo, l’80% degli spinaci,  l’80% dei girasoli, il 62% dei broccoli e il 60% delle cipolle erano ibridi (USDA, Seeds: The Yearbook of Agriculture, 1961). Ci possiamo immaginare che tali numeri siano  oggi cresciuti ulteriormente e si tratta di un fenomeno mondiale.

Pioneer Hi-Breed, uno dei grandi giganti delle sementi, possiede quindici stabilimenti per la ricerca degli ibridi stranieri del granoturco ed opera in ben novanta stati. È opportuno sottolineare come alcuni vegetali siano più facili da ibridare di altri. Per esempio i fagioli e i piselli non vengono mai ibridati commercialmente poiché si autoimpollinano in maniera automatica. La tediosa impollinazione manuale di ogni fiore darebbe risultati solo in alcuni baccelli e il prezzo sarebbe proibitivo.

I punti di forza degli F1 sono anche le loro debolezze. Queste piante altamente manipolate possono rispondere estremamente bene in condizioni favorevoli, ma possono fallire in modo catastrofico in condizioni avverse,se piantate in monocolture estese. Questo li rende piuttosto inadatti alle coltivazioni di sussistenza del Terzo Mondo, dove gli agricoltori muoiono di fame se il raccolto va male. La variabilità delle varietà a impollinazione libera fornisce alla coltura delle possibilità maggiori di successo. Jackie French, la famosa scrittrice australiana che si occupa di giardinaggio organico sostiene:

«quando alcuni dei miei zucchini ibridi prendono l’oidio, tutte le piante sono colpite e muoiono nel giro di pochi giorni.Invece le mie piante a impollinazione aperta sono più variabili: alcune soccombono prima, altre dopo e alcune sembrano non essere toccate dalla malattia» (French,1991, pagina 31).

Molto del cibo sugli scaffali dei supermercati, comprese la frutta e la verdura fresche, derivano da semi ibridi. Persino molti cereali, frutta e verdura venduti nei negozi salutisti e biologici sono il prodotto di ibridi che spesso hanno un basso valore nutrizionale. Queste questioni sono di scarsa rilevanza per chi coltiva l’orto di casa, poiché la maggior parte delle colture ibride non offrono loro alcun vantaggio. Le varietà a impollinazione aperta, adattate all’ ambiente locale sono spesso migliori per quanto riguarda il sapore, la tenerezza e la consistenza, rispetto alle varietà che possono essere trasportate a lunga distanza e immagazzinate al freddo. Consigliamo agli appassionati dell’orto di effettuare il ciclo di coltura completo, ricavando da se stessi i propri semi per la stagione successiva, piuttosto che indulgere nella coltivazione degli ibridi.

Inoltre -considerazione del tutto personale- suppongo che gli ibridi in realtà aprano la strada ai semi OGM. Infatti la strategia di selezione finora vista può sicuramente essere più efficienteper l’industria  ( mo non vantaggiosa per il coltivatore)  se si può fare una selezione a livello di geni per trasmettere alla progenie le caratteristiche desiderate. Con le nuove tecniche di bioingegneria, i selezionatori di nuove varietà possono estrarre un singolo gene utile o un gruppo di questi, da una pianta, o persino da un animale e incorporarlo in un’altra pianta. Gli esperimenti hanno trasferito la resistenza al freddo di un pesce guizzante nel fagiolo della soia e il gene responsabile della luce intermittente delle lucciole nella pianta del tabacco. il tabacco luminoso è un ibrido tecnologico che configura, in un futuro molto prossimo, un mondo con sembianze geneticamente modificate. Nato dall’incrocio in laboratorio tra una pianta di tabacco e il gene che rende la lucciola luminosa durante la notte, la cosiddetta luciferasi, il tabacco diventa luminescente sprigionando una luce fluorescente altamente visibile. Ciò significa che le cellule meristematiche del tabacco hanno incorporato nel loro genoma il gene della luciferasi , gene esogeno e di origine animale. L’idea di fondo è quella poi di utilizzare  questa tecnica per produrre alberi fosforescenti utilizzabili come abeti di natale o per l’illuminazione stradale. Le cellule di ogni pianta contengono un nucleo centrale che comanda tutte le attività che avvengono dentro la cellula. All’ interno del nucleo si trova il DNA (acido desossiribonucleico) che possiede una molecola molto lunga, costituita da migliaia di atomi, la cui disposizione può variare. Il numero di queste lunghe molecole di DNA disposte a catena varia a seconda della specie di piante. La disposizione specifica degli atomi lungo la catena determina il codice genetico e una variazione del codice comporta il manifestarsi di nuove caratteristiche nella pianta.

Tale manipolazione genetica è ideale per i riproduttori industriali di piante. Invece di sprecare anni nella riproduzione selettiva, l’asportazione del gene può ottenere dei risultati quasi istantanei. Un esempio è il pomodoro, sviluppato per la zuppa e la pasta in lattina, che contiene il 2% in più di residuo secco delle varietà precedenti. I geni per questa varietà vengono da un pomodoro delle Ande Peruviane e da esso sono stati tratti grandi profitti. (Hugh Iltis in Biodiversity, edito da E.O. Wilson, 1998).

Nei primi anni ‘80, la biotecnologia venne venduta al mondo come una nuova speranza per un’agricoltura senza prodotti chimici.Gli agro-genetisti promisero il controllo biologico delle fitopatologie, delle infestanti, dei parassiti e piante più forti. La realtà è stata molto diversa come ha mostrato l’attuale enfasi sugli erbicidi per il controllo delle infestanti.I geni resistenti ai diserbanti trovati in una pianta esotica possono essere trasferiti ad altre colture. Secondo Development Dialogue: A Journal of International Development Cooperation (1988, pagina 157), PioneerHi-Breed informava che la selezione di una resistenza genetica ai diserbanti sta diventando importante quanto la selezione della resistenza dello stesso cultivar alle malattie e agli insetti infestanti principali. Le strategie di tolleranza ai pesticidi rende possibile per i produttori l’impiego di prodotti più tossici poiché questi non danneggerebbero la coltura. Un chiaro esempio è quello dei fagioli di soia che possono resistere al Roundup™, un prodotto al glifosato creato  dalla Monsanto.

Questo illustra uno degli aspetti più deleteri della biotecnologia: la tendenza a cercare di adattare l’ambiente e l’uomo alle esigenze dell’industria, piuttosto che il contrario. Queste possibilità tecniche, anche prescindendo dalla loro liceità morale o etica, mettono in crisi una concezione globale del DNA quale portatore di un ‘progetto’ specie-specifico e inducono a ripensare il suo ruolo e la sua funzione nello sviluppo polimorfo e differenziato della vita in seno alla biosfera In un altro esempio, gli scienziati associati all’ industria esprimono la speranza di riuscire a manipolare i geni degli alberi europei minacciati in modo che possano sopportare le piogge acide! Un parallelo può essere trovato nell’ uso di farmaci al solo scopo di far fronte ai sintomi dello stress e della monotonia, invece di cercare di trovarne le cause. È uno scandalo il fatto che, in un momento in cui il nostro mondo necessita di piante alimentari prive di residui tossici, i bioingegneri stiano creando piante destinate a sopportare una dose ancora maggiore di fertilizzanti chimici, diserbanti, insetticidi e fungicidi senza subire danni collaterali. Tutto questo a spese della salute delle persone, della sopravvivenza della flora e della fauna e della pulizia dell’aria e dell’acqua.

Un altro aspetto preoccupante della bioingegneria è il trasferimento accidentale di geni che avviene quando il polline di una coltura in campo aperto avente una resistenza ai diserbanti creata dai bioingegneri contamina un’erba infestante attigua, creando in quest’ultima una resistenza ai diserbanti connaturata. Per fare un solo esempio, i geni della resistenza ai diserbanti nella lattuga trattata dai bioingegneri sono stati trasmessi accidentalmente alla lattuga selvatica, Lactuca Serriola, un’erba infestante altamente indesiderabile soprattutto quando cresce nei campi di lattuga coltivata per la moltiplicazione di semente. La conseguenza di questo è un uso ancora maggiore di diserbanti. Oltre cento gruppi di bioingegneria in tutto il mondo sono impegnati in programmi relativi alla tolleranza ai pesticidi. Come sottolinea il genetista e divulgatore scientifico e ambientale canadese David Suzuki, il lasso di tempo tra una scoperta e la sua applicazione è diventato pericolosamente breve (Suzuki, 1990). Al filosofo, al leader spirituale, al pragmatista, al genitore o al nonno, non rimane il tempo di comprendere e considerare le conseguenze della scoperta scientifica. Senza alcuna dovuta precauzione i politici non possono prevedere quali effetti a breve e lungo termine si avranno sulla vita sulla terra, e le imprese possono agire con sempre minore responsabilità in ciò che non sembra essere altro che una pura ricerca del profitto.

Daniel Nesta

 

Documento elaborato da : The Seed Savers’ Handbook by Michel e Jude Fanton

 

 

 

Microelementi e Macroelementi

Come riconoscere le carenze di nutrienti nelle nostre piante

Foglie che ingialliscono, crescita lenta, caduta di fiori o frutti? Molto spesso pensiamo che questi sintomi siano l’attacco di qualche parassita o fungo. Eppure, spesso, tutto questo potrebbe essere dovuto a una carenza o ad un eccesso di macroelementi o microelementi. Impariamo in questa guida a riconoscere i sintomi di questi squilibri nutritivi a carico delle piante, e soprattutto a prevenirli.

La concimazione delle piante è una pratica indispensabile non solo per chi pratica l’agricoltura per mestiere, ma anche per gli appassionati di giardinaggio e gli orticoltori fai da te. Le piante, infatti, hanno bisogno di un’ampia gamma di elementi nutritivi per la loro crescita e il terreno nel quale affondano le loro radici potrebbe non avere quella quantità richiesta dalla coltura. A volte per esempio alcuni tipi di terreno, a causa della loro struttura, potrebbero avere le sostanze nutritive bloccate nel substrato o magari non direttamente disponibili per le  piante.

A seconda delle quantità richieste, si distinguono principalmente due grandi gruppi di nutrienti: macroelementi e microelementi. Va ricordato inoltre che ogni specie ha le sue esigenze precise in termini di nutrienti, che variano anche su base stagionale. Macroelementi vengono richiesti in gran quantità dalla pianta, nel corso del suo sviluppo, i microelementi invece, richiesti in minima quantità, sono essenziali per il loro ruolo metabolico e oltre che fungere da catalizzatori delle reazioni biochimiche che avvengono nelle piante, un po’ come lo sono per noi le vitamine. Ogni microelemento è caratterizzato da un minimum, ovvero una quantità al di sotto della quale le piante manifestano fenomeni di carenza, e da un maximum, oltre il quale si osservano invece sintomi da eccesso e intossicazioni. Fra questi due estremi si trova la cosiddetta zona di optimum, nella quale gli apporti sono ottimali per la vita della pianta. La carenza di microelementi si può ripercuotere sulla crescita dell’intera pianta oppure, in modo più localizzato, sulla funzionalità di alcuni organi. In genere, invece, gli eccessi si traducono in fenomeni di intossicazione che possono condurre anche alla morte del vegetale. A causa delle ridotte quantità richieste, le carenze di microelementi sono in genere più rare rispetto a quelle dei macronutrienti (azoto, fosforo, potassio…). Solitamente i terreni presentano una dotazione sufficiente per il fabbisogno delle piante, anche se negli ultimi anni (soprattutto nelle coltivazioni più specializzate) si sta assistendo ad un aumento dei casi di carenza da micronutrienti. Questo è dovuto al sempre minore utilizzo di fertilizzanti organici (compost, letame, stallatico…) e ai concimi chimici che sono diventati sempre più puri e pertanto privi di microelementi in tracce.Inoltre molto spesso i concimi chimici uccidono la flora batterica del terreno che spesso è responsabile della produzione dei microelementi, grazie ai processi di decomposizione della materia organica. Un buon consiglio che dovrebbe scongiurare qualsiasi problema di carenza da micronutrienti è quello di concimare periodicamente con sostanza organica l’orto o il giardino.

 

 

 Macroelementi

Detti anche macronutrienti, questi elementi nutritivi sono quelli di cui le piante hanno bisogno in quantità maggiori, svolgono essenzialmente un ruolo strutturale ed energetico. Sono elementi indispensabili per la crescita e lo svolgimento delle funzioni metaboliche delle piante. La “triade” di nutrienti fondamentali è rappresentata da azoto(N), fosforo (P) e potassio (K); in misura minore, fra i macroelementi troviamo anche zolfo(S), calcio (Ca) e magnesio (Mg). Questi ultimi tre sono sì importanti, ma richiesti in quantità inferiori rispetto ad azoto, fosforo e potassio, pertanto spesso sono definiti come meso-elementi.

Va inoltre ricordato che agli elementi elencati qua sopra, vanno considerati come macronutrimenti il carbonio, l’ossigeno e l’idrogeno benché questi ultimi sono da considerarsi sempre disponibili.

 

Azoto

Nelle piante l’azoto viene assorbito in due forme: nitrica (ione nitrato, NO3-) ed ammoniacale (ione ammonio NH4+).

I sintomi da carenza di azoto sono rappresentati da:

  • Stentato sviluppo generale della pianta e minore attività fotosintetica, talvolta nanismo
  • Ingiallimento delle foglie (clorosi) che compare prima sulle foglie vecchie basali per poi estendersi anche a quelle più giovani apicali
  • Necrosi e caduta delle foglie
  • Accrescimento lento e difficoltoso dei germogli
  • Sterilità e facile distacco dei fiori
  • Caduta dei frutti appena formati
  • Formazione di frutti poco succosi e senza semi (apireni)
  • Invecchiamento (senescenza) precoce della pianta
  • Maggior sensibilità nei confronti di alcuni parassiti (es. peronospora) o malattie fungine (es. ruggini)
  • Minore resistenza al gelo

Dal momento che l’azoto è uno dei macronutrienti fondamentali per lo sviluppo vegetativo delle piante, solitamente le carenze si verificano in primavera quando i fabbisogni sono maggiori. Per questo, in concomitanza con i periodi di maggior crescita le concimazioni devono essere frequenti.

I sintomi da eccesso di azoto sono rappresentati da un eccessivo sviluppo della parte aerea delle piante a scapito delle radici, che crescono stentatamente, foglie di dimensioni eccessive e colorazione di una tonalità di verde più scura del normale.Ridotta lignificazione dei tessuti e conseguente minore resistenza meccanica di rami e fusti. Ritardo e riduzione della fioritura a causa dell’eccessivo sviluppo vegetativi. Formazione di frutti poco saporiti e difficilmente conservabili, maggiore sensibilità nei confronti di alcune patologie fungine e di attacchi di parassiti (soprattutto afidi). Sui frutti in via di maturazione possono comparire spaccature e rotture

La concimazione con azoto è una sorta di “arma a doppio taglio”: è indispensabile per garantire la crescita ma, come si può vedere, gli eccessi possono causare problemi anche seri. Per questo, gli interventi con fertilizzanti devono essere attentamente valutati.

Quando concimare: l’azoto è un elemento facilmente dilavabile dal terreno, pertanto bisogna evitare di somministrarlo nei periodi più piovosi o comunque frazionare le concimazioni in più tranche. I periodi maggiormente indicati per la concimazione sono soprattutto quelli della ripresa vegetativa e dell’accrescimento; una piccola ma costante concimazione azotata è comunque indicata tutto l’anno.

 

 

Fosforo

Il fosforo viene assorbito, nelle piante, sotto forma di ione fosfato monovalente(H2PO4-) e bivalente (HPO42-). I sintomi da carenza di fosforo sono rappresentati da:

  • Stentata crescita della pianta o nanismo
  • Ridotto sviluppo dell’apparato radicale
  • Produzione di foglie piccole e inserite sul fusto con un angolo più acuto rispetto alla norma
  • Scarsa lignificazione dei tessuti, portamento non eretto (es. rosa)
  • Ingiallimento delle nervature, soprattutto delle foglie giovani, e talvolta comparsa di colorazioni verde-bluastre, purpuree o bronzee
  • Ritardo di fioritura, fruttificazione e maturazione
  • Comparsa di zone necrotiche e caduta delle foglie più vecchie
  • Sviluppo anomalo dell’apparato radicale

Le carenze di fosforo possono manifestarsi con maggior frequenza nei terreni alcalini (con pH elevato) come ad esempio quelli ricchi di calcare, oppure in quelli eccessivamente acidi. Il fosforo infatti presenta la massima solubilità in condizioni prossime al pH neutro. A pH acidi il fosforo forma composti insolubili con il ferro e l’alluminio, mentre in condizioni di forte alcalinità si formano fosfati bicalcici e tricalcici insolubili. Va comunque detto che la carenza di fosforo non si osserva molto frequentemente, dal momento che solitamente i terreni sono ben concimati; oltretutto, i sintomi possono essere facilmente confusi con quelli dovute a carenze di potassio o azoto.

Un eccesso di fosforo nel terreno inoltre non causa tanto danni diretti alle piante, quanto indiretti. Il fosforo è infatti un elemento in grado di interagire con molti altri nutrienti come ad esempio ferro, rame, azoto e boro: per questo, una eccessiva concimazione fosfatica può causare carenze indotte di questi nutrienti.

Quando concimare: la fertilizzazione con prodotti a base di fosforo è consigliata soprattutto in corrispondenza delle fasi di sviluppo iniziali della pianta. Somministrando questo elemento nutritivo è possibile stimolare l’accrescimento delle radici e della pianta, ma anche una fioritura ottimale. Il fosforo è utile anche somministrato in piena estate, permettendo così alla piante di accumulare le riserve per affrontare l’inverno

 

Potassio

Nelle piante il potassio viene assorbito sotto forma di ione K+. I sintomi da carenza di potassio sono rappresentati da:

  • Le foglie manifestano inizialmente un ingiallimento del bordo, che successivamente si estende anche alle zone interne della lamina. I tessuti colpiti possono poi necrotizzare e arricciarsi. Questi sintomi sono evidenziabili soprattutto a livello delle foglie più vecchie
  • Scarsa lignificazione del fusto e dei germogli
  • Produzione di frutti piccoli, poco pigmentati e poco saporiti
  • Maggiore sensibilità nei confronti di marciumi radicali, patogeni e altre malattie
  • Mancato sviluppo del fusto di alcune piante, che pertanto crescono “a rosetta”

La carenza di potassio può essere dovuta ad esempio alla mancanza dell’elemento nel terreno oppure al pH acido che lo rende meno disponibile per le piante. Inoltre se il terreno contiene un eccesso di magnesio (rapporto Mg/K superiore a 5), questo elemento impedisce l’assorbimento ottimale del fosforo. La carenza di potassio è frequente soprattutto nelle piante da frutto, dal momento che questo elemento è largamente coinvolto nell’elaborazione delle sostanze zuccherine.

I sintomi da eccesso di potassio non sono riscontrabili tanto a livello diretto sulle piante, che possono manifestare clorosi sulle foglie, quanto piuttosto sulla disponibilità degli altri elementi nutritivi. Gli eccessi di potassio possono, infatti, determinare carenze indotte del magnesio(quando il rapporto Mg/K è inferiore a 2).

Quando concimare: la concimazione con potassio è consigliata soprattutto prima del riposo vegetativo delle piante, per consentire la corretta lignificazione dei tessuti. Per le piante da frutto, in particolare, si consiglia di fertilizzare il terreno con potassio anche alla ripresa dell’attività vegetativa, in primavera.

 

Magnesio

Nelle piante il magnesio viene assorbito sotto forma di ione Mg2+.

I sintomi da carenza di magnesio sono rappresentati da:

  • Ingiallimento delle foglie più vecchie, che possono necrotizzare e cadere anticipatamente
  • Comparsa di chiazze di colore giallastro o violaceo sulle foglie
  • Arricciamento dei margini fogliari verso l’alto
  • Formazione di fiori piccoli e scarsamente colorati

Dal momento che la maggior parte dei terreni presenta una dotazione di magnesio più che sufficiente per soddisfare le esigenze nutritive delle piante, quando si manifesta una carenza di questo macroelemento le cause vanno ricercate altrove. Come, ad esempio, in un eccesso di potassio o di calcio: questi elementi sono infatti antagonisti del magnesio e ne ostacolano l’assorbimento da parte delle piante.

Quando concimare: solitamente il magnesio è già incluso in molto concimi generici per giardinaggio insieme ad azoto, fosforo e potassio, pertanto la fertilizzazione avviene in contemporanea. In caso di gravi carenze di magnesio gli interventi più efficaci sono quelli a livello fogliare, con applicazione di formulati specifici a rapido assorbimento.

 

Calcio

Nelle piante il magnesio viene assorbito sotto forma di ione Ca2+.

I sintomi da carenza di calcio sono rappresentati da:

  • Ingiallimento, sviluppo incompleto, necrosi e infine caduta delle foglie più giovani
  • Deformazione delle lamine fogliari
  • Scarsa consistenza e compattezza dei tessuti vegetali
  • Ridotto sviluppo dell’apparato radicale

Il calcio è solitamente presente in buone quantità nel terreno, ma non sempre questo elemento si trova in una forma assorbibile da parte delle piante. Ad esempio il calcio può formare, in particolari condizioni di pH acido, composti insolubili con il fosforo.

I sintomi da eccesso di calcio sono rappresentati da una crescita stentata delle piante. Questo sintomo è causato non tanto dalle grandi quantità di calcio presenti nel terreno, che di per sé non rappresentano un problema per le piante, quanto piuttosto per via delle carenze indotte di altri nutrienti. A causa dell’innalzamento del pH del terreno dovuto all’eccesso di calcio si possono verificare infatti carenze di potassio, magnesio e ferro. L’eccesso di calcio è un problema che colpisce soprattutto le piante acidofile (es. azalea, rododendro, ortensia, camelia…) che non tollerano i substrati calcarei.

Quando concimare: se si rendesse necessaria una fertilizzazione, si consiglia di somministrare il calcio separatamente da formulati contenenti solfati e fosfati. In caso di carenze gravi è possibile somministrare direttamente il calcio per via fogliare, impiegando appositi prodotti.

 

 

Zolfo

Nelle piante lo zolfo viene assorbito sotto forma di ione solfato SO42-.

I sintomi da carenza di zolfo sono rappresentati da:

  • Crescita stentata della pianta
  • Formazione di foglie apicali piccole e poco rigogliose
  • Ingiallimento generalizzato, soprattutto a livello delle foglie giovani
  • Accartocciamento delle lamine fogliari

Lo zolfo solitamente non rappresenta un elemento limitante per le piante, dal momento che è abbondante nella maggior parte dei terreni. Alcune specie, tuttavia, presentano fabbisogni elevati di zolfo (es. brassicacee come broccoli, cavoli, cavolfiori, rape…) e possono pertanto andare incontro a carenze soprattutto nei periodi di maggior sviluppo.

I sintomi da eccesso di zolfo sono rappresentati da comparsa di chiazze gialle irregolari sulle foglie. Inoltre un eccesso di zolfo nel terreno determina problemi nell’assorbimento di altri elementi come calcio, magnesio e molibdeno.

 

Carbonio

A differenza degli animali, che devono procurarsi il carbonio andando a cercare il cibo, le piante hanno imparato a sfruttare l’aria. Infatti la fonte di carbonio delle piante è l’anidride carbonica (CO2), quindi non si riscontreranno mai carenze di questo elemento, anzi dato che è uno dei gas responsabili dell’effetto serra, è in aumento. È dunque più probabile riscontrare un eccesso nutrizionale. Le piante rispondono all’aumento di anidride carbonica aumentando la loro fotosintesi (il processo che usa la luce per fissare il carbonio della CO2 all’interno della pianta) e la loro crescita, ma fino ad un certo punto, oltre il quale le piante iniziano ad emettere CO2, con conseguenze disastrose!

 

Ossigeno  e Idrogeno

La fonte di questi elementi per le piante è l’acqua (H2O), se si innaffia regolarmente, aspettando che il terreno asciughi tra una annaffiatura e l’altra, non dovrebbero esserci problemi.

 

 

 

Microelementi

Come dice il nome, i microelementi (anche noti come micronutrienti) sono richiesti in quantità inferiori dalle piante, ma non per questo devono essere considerati meno importanti. Infatti elementi quali ferro (Fe), manganese (Mn), rame (Cu), boro (B), zinco (Zn), cloro (Cl), silicio (Si) e molibdeno (Mo) sono indispensabili per le piante e una loro carenza può portare a gravi danni, riduzione della produttività e persino alla morte del vegetale. In commercio si possono trovare molti prodotti fertilizzanti chimici le cui formulazioni sono molto diverse fra loro, ma determinate in modo preciso perché frutto di processi industriali. Nei concimi organici invece le quantità di nutrienti non sono “esatte” come accade nei precedenti, ma questo aspetto è trascurabile rispetto ai numerosi vantaggi che derivano dal loro utilizzo. Infatti i concimi organici possono migliorare notevolmente le caratteristiche fisiche e biologiche del suolo, e contengono spesso tutti i microelementi di cui hanno bisogno le piante.

 

 

Ferro

Nelle piante il ferro viene assorbito sotto forma di ione ferroso  Fe2+.I sintomi da carenza di ferro sono rappresentati da:

  • Ingiallimento degli spazi fra le nervature (internervali) delle foglie più giovani e a lungo andare anche le nervature stesse ingialliscono
  • L’ingiallimento si estende progressivamente alle foglie alla base. Questa manifestazione delle foglie viene chiamata “clorosi ferrica”e può comprendere anche sbiancamenti, necrosi e caduta delle foglie, nei casi più gravi sviluppo ridotto delle piante, fioritura stentata, scarsa produzione di frutti.

Solitamente nel terreno vi è ferro a sufficienza per soddisfare i fabbisogni nutritivi delle piante. Talvolta, però, questo microelemento non risulta disponibile: è questo il caso dei terreni calcarei a reazione alcalina (pH elevato) nei quali il ferro non è presente in forma utilizzabile dalle piante ma come Fe3+, una forma ferrica insolubile. Le carenze di ferro possono essere causate anche da un eccesso di fosforo, che lega l’elemento facendolo diventare insolubile, oppure dalla presenza di microelementi che si comportano da antagonisti (manganese, rame, zinco e molibdeno) o di metalli pesanti (nichel e cromo). È importante non confondere i sintomi di carenze di ferro (clorosi ferrica) con gli ingiallimenti dovuti alla carenza di azoto.Gli eccessi di ferro nel terreno non determinano conseguenze dirette sulle piante, ma riducono la disponibilità di manganese e fosforo causando quindi carenze indotte.

 

Quando concimare: in caso di carenza di ferro è possibile intervenire con prodotti da distribuire sul terreno oppure direttamente a livello fogliare, più rapidi ed efficaci. In commercio si possono inoltre trovare chelati di ferro, formulati da distribuire sul terreno che rilasciano questo micronutriente in modo graduale nel tempo (a lenta cessione), e permettono di sostenere la vita delle piante anche in terreni sfavorevoli. Le piante che maggiormente risentono di carenze di ferro sono alcune specie ornamentali(rose, ortensie e gerbere), del frutteto (vite, agrumi, pesco, actinidia, cotogno) e dell’orto(pomodori e lattughe).

 

Manganese

Nelle piante il manganese viene assorbito sotto forma di ione bivalente  Mn2+. Il catione tetravalente (Mn4+) è invece insolubile. I sintomi da carenza di manganese sono rappresentati da:

  • Ingiallimento nelle zone comprese fra le nervature delle foglie (clorosi intervenale)
  • Formazione di imbrunimenti, necrosi e caduta delle foglie nei casi più gravi scarsa fioritura.

Il manganese è un elemento la cui capacità di assorbimento da parte delle piante decresce con l’aumentare del pH (alcalinità) del terreno. Inoltre alcuni elementi come ferro, calcio,magnesio e zinco sono in grado di legare il manganese rendendolo indisponibile per le piante. Le carenze di manganese possono verificarsi soprattutto in terreni organici, sabbiosi o aridi.Gli eccessi di manganese sono più frequenti nei suoli acidi oppure nei terreni dove le concentrazioni di questo micronutriente sono già di per sé molto elevate. Le piante subiscono, in questo caso, intossicazioni più o meno gravi.

 

Zinco

Nelle piante lo zinco viene assorbito sotto forma di ione Zn2+. I sintomi da carenza di zinco sono rappresentati da:

  • crescita stentata delle piante, nanismo
  • comparsa di zone clorotiche ingiallite lungo le nervature
  • deformazioni del margine delle foglie
  • crescita di foglie più piccole, affusolate e più strette del normale
  •  Formazione di germogli deboli e corti, che tendono a disseccare
  • Caduta anticipata dei frutti

Lo zinco può essere presente in abbondanza nel terreno, ma risultare indisponibile per le piante, quando il substrato è caratterizzato da un’eccessiva alcalinità (pH elevato). Inoltre un eccesso di fosforo può limitare o impedire l’assorbimento dello zinco. Questo micronutriente inoltre è un prezioso alleato nei confronti del magnesio e del rame, mentre è un antagonista del ferro. La carenza di zinco è più frequente nel corso delle primavere piovose ed umide oppure nei terreni sabbiosi privi di sostanza organica.

 

Rame

Nelle piante il rame viene assorbito sotto forma di ione Cu2+     .

I sintomi da carenza di rame sono rappresentati da:

  • Ingiallimento delle foglie, talvolta sbiancamento
  • arrotolamento e deformazione delle foglie
  • Comparsa di zone necrotiche sull’apice fogliare, deperimento dei germogli
  • In casi molto rari, nelle piante arboree, si possono osservare fessurazioni nella corteccia con perdita di essudati gommosi.

Anche nel caso del rame solitamente il terreno ne contiene a sufficienza per soddisfare i fabbisogni delle piante. Può però accadere che in alcune particolari condizioni questo micronutriente non sia assorbibile: è questo il caso, ad esempio, di eccessive concimazioni con fosforo che causano la formazione di composti rameici insolubili. Il rame è inoltre scarsamente disponibile nei terreni argillosi, particolarmente ricchi di sostanza organica oppure a pH elevato.Il sintomo tipico di un eccesso di rame è dato da un ingiallimento delle foglie, causato non tanto dall’azione del rame stesso ma dal conseguente limitato assorbimento di ferro da parte della pianta.

 

Boro

Nelle piante il boro viene assorbito sotto forma di ione BO33-o HBO32-. I sintomi da carenza di boro sono rappresentati da:

  • Rallentamento della crescita della pianta
  • Aborto delle gemme apicali
  •  Crescita striminzita dei germogli
  • Decolorazione fogliare
  • Produzione di foglie “a rosetta”, fragili e sottili
  • Disfacimento e necrosi dei tessuti molli
  • Infecondità dei fiori
  • Caduta dei frutti appena formati
  • Ridotta produzione di frutti, solitamente piccoli e cavità.

È comunque importante sottolineare che le carenze di boro sono eventi piuttosto inusuali, dal momento che il terreno solitamente ne contiene quantità sufficienti per le piante. Può tuttavia accadere che a causa di un eccesso di calcio si possa manifestare una ridotta disponibilità di questo micronutriente; il boro è inoltre meno disponibile per le piante nei terreni acidi, sabbiosi e nelle zone dove piove intensamente. Inoltre, in corrispondenza dei periodi siccitosi, a causa della scarsa attività delle radici è possibile che si verifichino carenze di questo micronutriente. Il boro inoltre stimola l’assorbimento dei cationi (ioni carichi positivamente, come ad esempio il calcio) mentre ostacola quello degli anioni (ioni negativi).I sintomi da eccesso di boro sono rappresentati da comparsa di macchie gialle sulle foglie che via via si estendono dall’apice verso la base della lamina. In autunno possono comparire imbrunimenti e necrosi fogliari, con successiva caduta delle foglie. Questi sintomi non sono affatto semplici da identificare, dal momento che sono spesso confusi con quelli dovuti ad un eccesso di cloro, sodio o zolfo.

 

 

Cloro

Nelle piante il cloro viene assorbito sotto forma di ione cloruro Cl-, ma in quantità davvero ridottissime.I sintomi da carenza di cloro sono rappresentati da

  • Foglie piccole e con colorazioni giallastre o bronzee
  • Necrosi delle lamine fogliari
  • Fragilità e rottura degli apici vegetativi e dei germogli

Essendo il cloro solitamente abbondante nei terreni, le carenze di questo micronutriente sono rarissime. Queste si possono comunque manifestare nei terreni sabbiosi interessati da forte piovosità, nei quali il cloro viene dilavato.È molto più probabile che, al contrario, le piante soffrano di un eccesso di cloro, soprattutto nelle zone situate in prossimità del mare e nei terreni salini.

 

Silicio

Nei terreni il silicio è presente in grandissime quantità, e ciò non stupisce dal momento che si tratta di uno degli elementi più abbondanti sulla Terra. Tuttavia si tratta per la maggior parte di silicio in forma non assimilabile per le piante; l’unica forma assorbibile sembra essere lo ione ortosilicico tetravalente SiO44-.Non si può parlare di vere e proprie carenze di silicio, e anche la somministrazione di fertilizzanti che lo contengono non è considerata indispensabile. È stato però notato che, in alcune piante, la concimazione con silicio determina un rinforzamento delle pareti cellulari, il che aumenta la resistenza delle piante nei confronti delle avversità meteorologiche, degli attacchi dei patogeni (es. afidi e altri insetti pungenti-succhianti) e di alcune malattie fungine. Apporti extra di silicio inoltre permettono alla pianta di assumere un portamento più eretto: per questo, in alcuni casi, una simile concimazione può risultare benefica.

 

Molibdeno

Nelle piante il molibdeno viene assorbito sotto forma di anione MoO42-.

I sintomi da carenza di molibdeno sono rappresentati da:

  • Crescita stentata delle piante e nanismo
  • Produzione di foglie piccole, ingiallite e con maculature, di scarsa consistenza
  • Appassimento e deformazione delle lamine fogliari
  • Nelle leguminose, limitata produzione di baccelli

Il molibdeno è un micronutriente la cui solubilità è maggiore nei terreni alcalini, mentre si riduce in quelli a pH più acido. È comunque molto raro osservare i sintomi di questa carenza, dal momento che per la maggior parte delle piante i fabbisogni di molibdeno sono davvero ridotti. Inoltre, sui legumi, la carenza di molibdeno spesso si manifesta come una carenza da azoto, dal momento che il microelemento è coinvolto nella sua la fissazione. Le carenze possono interessare soprattutto terreni sabbiosi, acidi oppure caratterizzati da elevata umidità o piovosità.Come intervenire: in caso di carenze di molibdeno su terreni acidi, piuttosto che intervenire con una concimazione è opportuno somministrare prodotti in grado di innalzare il pH del substrato allo scopo di migliorare la disponibilità di questo micronutriente.

Di seguito uno schema riassuntivo per capire le carenze guardando le piante

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Principali concimi organici

Ecco una “rassegna” dei concimi organici maggiormente utilizzati in agricoltura e non solo.

 

La borlanda è un concime organico che viene ricavato dagli scarti delle lavorazioni di barbabietola da zucchero e, in particolar modo, dalla melassa. Si tratta di un prodotto disponibile sia in forma liquida che granulare e che contiene grandi quantità di potassio e di microelementi; ridotto è invece il tenore di fosforo, mentre l’azoto è presente in quantità moderate. Per questi motivi la borlanda è considerata a tutti gli effetti come un concime potassico e trova un largo impiego soprattutto nel campo della frutticoltura; in orticoltura questo concime viene anche utilizzato in fase di presemina.

 

 

La cornunghia viene utilizzata in agricoltura sin dai tempi remoti, ed è infatti considerata uno dei più antichi concimi naturali. Questo concime deriva dalla macinazione, essiccazione e sterilizzazione di corna e zoccoli di animali provenienti dai macelli, soprattutto bovini. Si tratta di un concime a lenta cessione che ovvero rilascia gradualmente i nutrienti contenuti, rappresentati soprattutto da azoto e fosforo. Tipicamente vi sono 12-15 parti di azoto ogni 2 di fosforo; le quantità di potassio sono invece minime, e proprio per questo alcuni produttori integrano la cornunghia con sali potassici per renderla un concime più completo. Questo fertilizzante viene soprattutto utilizzato per la concimazione di piante ornamentali, tappeti erbosi, ma anche nell’orto e soprattutto nel frutteto, dal momento che il lento rilascio preclude il dilavamento e la volatilizzazione dell’azoto apportato.Grazie alla sua dotazione organica la cornunghia inoltre migliora la struttura del terreno favorendo non solo un migliore sviluppo delle piante, ma anche l’insediamento di organismi utili nel suolo. In fase di distribuzione se possibile si consiglia di interrare la cornunghia; nel caso di presemina è bene distribuirla sul terreno prima di procedere con la zappatura. Le dosi suggerite sono di circa 80-90 grammi per metro quadrato di terreno; la cornunghia è solitamente commercializzata in granuli o sotto forma di scaglie.

 

Lo stallatico è uno dei concimi organici più diffusi ed apprezzati, e viene ottenuto a partire dalle deiezioni degli animali di allevamento e principalmente da bovini, equini, ovini e caprini. Queste deiezioni vengono sottoposte a particolari lavorazioni a livello industriale al fine di ottenere un composto facilmente utilizzabile e molto versatile. Tra i processi che le deiezioni subiscono,  vi è l’importantissima umificazione, grazie alla quale la materia organica viene parzialmente “digerita” da batteri e altri microorganismi allo scopo di scinderla in composti più assimilabili da parte delle piante. Per intenderci, si tratta di un processo molto simile a quello che naturalmente avviene nel suolo e che porta alla formazione di humus a partire dalla sostanza organica. In seguito al processo di umificazione lo stallatico viene essiccato e successivamente commercializzato sotto forma di granuli o pellet. Si possono trovare in commercio diversi tipi di stallatico: alcuni apportano azoto e fosforo, altri sono ulteriormente arricchiti di potassio e perciò sono più completi. Si tratta di prodotti fertilizzanti a lenta cessione, che garantiscono apporti prolungati nel tempo e soprattutto evitano di “bruciare” le radici delle piante con eccessive concentrazioni di nutrienti. Nello stallatico sono inoltre contenute elevate quantità di carbonio, in parole povere di composti organici: per questo il concime migliora notevolmente la struttura del terreno e favorisce lo sviluppo della microflora del suolo. Lo stallatico è uno dei concimi più utilizzati soprattutto per via della sua praticità d’uso: sarebbe davvero difficile riuscire ad immaginare di concimare i propri vasi o il giardino con del letame “vero”! Inoltre, essendo essiccato, il prodotto è molto leggero e facilmente trasportabile ed utilizzabile. Tipicamente lo stallatico viene utilizzato in fase di presemina, per fertilizzare il terreno prima che le piante si sviluppino, oppure interrandolo a fine inverno. Alternativamente si può concimare il terreno all’inizio della ripresa vegetativa.

 

 

La pollina è un concime che deriva dalla lavorazione industriale delle deiezioni di polli, tacchini ed altre specie avicole. Queste deiezioni vengono opportunamente sterilizzate in modo tale da eliminare i microorganismi presenti e consentire un utilizzo sicuro del prodotto. In questo concime è presente una percentuale di azoto organico molto inferiore rispetto a quella degli altri fertilizzanti, dal momento che nelle deiezioni avicole la maggior parte dell’azoto è presente in forma di acido urico ed ammoniaca. Proprio per via dell’elevata ammoniaca contenuta, la pollina è caratterizzata da un’azione caustica nei confronti delle radici delle piante, pertanto il suo impiego deve essere sempre attento e avvenire in quantità limitate. Inoltre le forme di azoto presenti sono sottoposte ad una veloce mineralizzazione e possono andare perdute per dilavamento. In seguito alla concimazione con pollina si osserva spesso un notevole incremento della salinità del terreno, e questo è un altro motivo per il quale questo concime va attentamente dosato.

 

 

Il guano è un concime organico naturale che si ricava dalle deiezioni degli uccelli marini, accumulatesi nel corso dei secoli in giacimenti. I più grandi si trovano in Sudamerica, ed in particolare lungo le coste del Perù e del Cile. Il guano è un prodotto che contiene grandi quantità di azoto (10-15%) ma soprattutto di fosforo (20-30%). A causa dell’elevata concentrazione di nitrati, questo concime va utilizzato con attenzione dal momento che in presenza di piogge forti i nitrati vengono dilavati dal terreno e – oltre a non essere più disponibili per le colture – possono portare all’inquinamento delle falde sotterranee. Solitamente il guano viene commercializzato in forma granulare ed impiegato per la fertilizzazione dell’orto, del frutteto e del giardino. Sul mercato si possono trovare particolari tipi di guano di cormorano, di pinguino o altre specie; esistono inoltre anche guani “speciali” ottenuti dalle deiezioni dei pipistrelli che, anche se ovviamente sono mammiferi, danno un prodotto molto simile a quello degli uccelli.

 

 

La farina di ossa è un concime di origine animale viene ottenuta dalla polverizzazione delle ossa di animali provenienti dai macelli. Dal momento che le ossa sono ricchissime in calcio, questo fertilizzante ne apporta grandi quantità e viene comunemente impiegato per migliorare le caratteristiche dei terreni eccessivamente acidi, riportandoli verso la neutralità. Il contenuto di azoto è invece piuttosto basso (di solito non supera il 5%), mentre è buona anche la dotazione di fosforo (15-18% circa).L’utilizzo della farina di ossa è sconsigliabile per le piante calcifughe che non tollerano questo elemento, come ad esempio azalee, ortensie, gardenie e rododendri. Inoltre bisogna considerare il fatto che questo prodotto rimane a lungo nel terreno, rilasciando calcio anche a distanza di uno o due anni dalla somministrazione. Pertanto, anche in futuro bisognerà evitare di seminare piante calcifughe nel terreno trattato. La farina di ossa è particolarmente indicata in frutticoltura e nella coltivazione delle piante ornamentali in genere.

 

La farina di sangue, altro derivato  animale, viene prodotta a partire dal sangue proveniente dagli impianti di macellazione, opportunamente essiccato e sottoposto a processi di sterilizzazione che lo rendono un prodotto assolutamente sicuro. Nonostante sia considerata un concime un po’ macabro, la farina di sangue è uno dei fertilizzanti più apprezzati in agricoltura ed orticoltura dal momento che contiene elevatissime quantità di azoto (circa il 13-15%). Dal momento che l’azoto in questione è contenuto nelle proteine animali, il rilascio di questo elemento della fertilità è lento e prolungato nel tempo; pertanto, la somministrazione di concimazioni a base di farina di sangue permette di soddisfare le esigenze nutritive delle piante per l’intero ciclo vegetativo.Il rischio di dilavamento dell’azoto da parte delle piogge sono praticamente assenti. Nella farina di sangue è presente circa il 33% di carbonio, pertanto la sostanza organica è elevata e in grado di migliorare struttura e fertilità del terreno. Da non trascurare è inoltre il notevole apporto di ferro libero, legato alla presenza dell’emoglobina (proteina del sangue), che consente di prevenire il rischio di carenze come la clorosi ferrica e migliora l’aspetto delle piante, fattore importante soprattutto nella floricoltura.Per quanto riguarda l’utilizzo, si consiglia di interrare la farina di sangue, tipicamente commercializzata in polvere, in concomitanza con le lavorazioni preparatorie del terreno. L’interramento è indicato per via del forte odore di questo concime, e che proprio per questo aspetto non rappresenta la migliore opzione di concimazione in ambito domestico. Al pari delle farine di ossa e della cornunghia, inoltre, anche la farina di sangue viene considerata da alcune persone come un prodotto inaccettabile dal punto di vista etico.

 

il lupino macinato, a differenza del precedente, è di origine vegetale al 100% dal momento che deriva da queste leguminose originarie del bacino del Mediterraneo. I concimi a base di lupino macinato sono ideali per la concimazione delle piante acidofile, ovvero delle specie che richiedono substrati di crescita dal pH tendenzialmente basso quali alcune ornamentali (azalea, geranio, rododendro, ortensia, camelia…) e frutticole (aranci, limoni ed altri agrumi). Grazie alle grandi quantità di azoto contenute, questo concime a lenta cessione supporta in modo ottimale la crescita dei vegetali; la sostanza organica contenuta migliora invece le caratteristiche fisiche e biologiche del terreno. Si consiglia di interrare i lupini macinati all’inizio della primavera, prima della ripresa vegetativa delle piante.

 

 il panello di ricino è concime organico che viene prodotto a partire dalla pianta di ricino, nota ai più per via dell’elevato contenuto di olio impiegato sia a livello farmaceutico che per diverse applicazioni industriali. Il concime è ricavato proprio dai residui vegetali che rimangono in seguito all’estrazione dell’olio, ed è particolarmente ricco di azoto. Il panello di ricino contiene una sostanza tossica (ricina) dalle proprietà nematocide e geodisinfestanti che può aiutare a controllare i nematodi parassiti delle radici ed eliminare gli organismi indesiderati nel terreno oltre ad erbe infestanti e funghi. Tuttavia la ricina è anche fitotossica, pertanto bisogna sempre rispettare i dosaggi riportati sulle confezioni per evitare di danneggiare le piante. Tra le colture che maggiormente beneficiano della concimazione con questo prodotto sono alcune orticole (patata, cipolla), ma anche alberi da frutto, prati e specie ornamentali (es. rose).

il litotamnio viene prodotto a partire dalla macinazione di un’alga rossa calcarea (Lithothamnium calcareum) proveniente dall’Atlantico, ed in particolar modo dalla Bretagna. Queste alghe presentano una caratteristica struttura calcarea, pertanto il concime da esse ricavato apporta al terreno grandi quantità di calcio ma anche di magnesio ed oligoelementi. Per questo sono numerosi gli utilizzi del litotamnio in agricoltura, dal momento che il calcio migliora il pH e la struttura dei terreni acidi.Inoltre la sua particolare composizione chimica rende questo concime un ottimo prodotto fitostimolante che permette uno sviluppo ottimale della pianta e conferisce una maggiore resistenza nei confronti dei parassiti. Il litotamnio viene commercializzato sotto forma di polvere finissima di colore bianco-giallastro. Le dosi consigliate per frutteto ed orto sono di 5 kg circa ogni 100 metri quadrati.

 

 

 

 

 

 

 

 

fonti: http://www.trafioriepiante.it/infogardening/ambulatorio/ConcimeIstruzioneUso.htm

http://www.coltivarefacile.it/

 

Le preziose infestanti dell’orto

Le virtù delle “erbacce”

Tra le ‘malerbe’ che troviamo nell’orto, sicuramente merita un posto d’onore l’ortica. L’ortica infatti regola il contenuto di ferro e di azoto nel terreno, ha effetti stimolanti sulla crescita delle piante ortive e le protegge dai parassiti come gli afidi, grazie al suo contenuto di acido formico. Per esempio se quando trapiantate i pomodoro, nelle buchette d’impianto mettete una manciata di foglie di ortica tagliate fini con le forbici, vedrete che lo sviluppo delle piantine così ‘concimate’ è più rapido e vigoroso. L’ortica, soprattutto, fornisce all’orto un portentoso concime liquido fogliare: il macerato. Il macerato di ortica è il più conosciuto tra i preparati naturali per la difesa delle piante di orto e giardino dai più comuni parassiti. Può essere preparato in casa, costa poco quasi niente (basta procurarsi la materia prima cioè l’ ortica) e sostituisce egregiamente gli insetticidi nella lotta contro gli afidi (fagioli, fave, piselli, agrumi, melo, pero, pesco e ciliegio) e contro il ragnetto rosso (pomodori, melanzana, melo, agrumi…). Per la preparazione del macerato di ortica si usa la pianta intera, tolte solo le radici, 400 grammi di ortica secca o 1 kg di ortica fresca in 10 litri di acqua e si fa macerare in un catino rimestando di tanto in tanto. Per semplicità si può inserire l’ortica da far macerare dentro un sacchetto di juta, così si eviterà di dover filtrare. Il macerato giovane di 24 ore si utilizza concentrato, distribuito direttamente sulle piante con uno spruzzatore, alla prima comparsa degli afidi. Il macerato di 4 giorni si usa preferibilmente aggiunto al decotto di equiseto (coda cavallina) nella proporzione di due litri di macerato di ortica e un litro di decotto di equiseto. La miscela va ulteriormente diluita con acqua in proporzione 1:40  (1 litro di macerato in 40 litri d’acqua) per poterla spruzzare direttamente sulle piante contro afidi e ragnetto rosso. Il macerato maturo di 8-10 giorni va diluito 1:10 con acqua e si usa solo sul piede delle piante come stimolante e fertilizzante. I trattamenti andrebbero ripetuti ogni 15-20 giorni per ottenere risultati migliori.

.Anche l’equiseto (Equisetum arvense), chiamato pure coda cavallina o equiseto dei campi, è una pianta con il 90% di silicio, altra “erbaccia”considerata un vero e proprio flagello nei terreni umidi, in realtà è un eccezionale collaboratore biologico, in particolare come rinforzante dei tessuti degli ortaggi da foglia. L’equiseto è una pianta perenne che vive negli ambienti umidi e freschi, solitamente in vicinanza di stagni, sorgenti, fossati. Si trova facilmente anche lungo i bordi delle strade, in presenza di fossati e canali, presente in tutto il mondo. Dal un punto di vista botanico è una specie vegetale primitiva, se ne sono trovati fossili risalenti al Carbonifero, già esisteva 300 milioni di anni fa e ad oggi è l’unica della famiglia delle Equisetaceae a non essersi estinta, quasi un fossile vivente! Questa pianta va raccolta in estate al culmine dello sviluppo vegetativo. Si può raccogliere gratis in campagna, anche nelle periferie e coltivare in vaso sul balcone, oppure raccoglierla in giro ogni anno. Averne un vaso sul balcone può essere però più utile, visto che l’equiseto ha anche molti impieghi erboristici. Dal rizoma sotterraneo dell’equiseto si dipartono due tipi di fusti: uno sterile, verde, con delle foglie che sembrano aculei e uno fertile, atto alla diffusione della specie. Quest’ultimo è solitamente bianco-giallastro, con una sorta di cappuccio apicale più scuro dal quale si diffondono le spore. Ebbene si, spore e non semi, e questo ne fa una sorta di ibrido tra pianta e fungo, un’ulteriore caratteristica che denota il suo carattere primitivo. Per i preparati si utilizza tutta la pianta (fusto sterile) che si fa appassire all’ombra. Dopo essere state essiccate, le piante possono essere conservate in sacchetti di juta in attesa di essere impiegate per la produzione del macerato o decotto durante tutto l’anno. Ha azione preventiva contro lo sviluppo di funghi data l’elevata concentrazione di silice, aiuta lo sviluppo della frutta e irrorato sulle foglie rinforza le piante. L’azione preventiva e coadiuvante per la difese delle piante dalle malattie fungine è dovuta all’elevata presenza sia di silice oltre che di sali solforici. Viene usato inoltre, soprattutto tra la primavera e l’estate, nella lotta preventiva contro qualsiasi fungo che possa colpire le piante ed è utile anche per arginare gli afidi, la cocciniglia e il ragnetto rosso. Per preparare il decotto di equiseto lascia 500 grammi di pianta fresca o 150 g di pianta essiccata in ammollo per 24 ore in 5 litri di acqua. Dopodiché si mette il tutto sul fuoco basso e si fa bollire piano piano per mezz’ora circa, va poi fatto raffreddare e filtrato. Va diluito in acqua in proporzione 1:5 e spruzzato sul piede delle piante e sul terreno, con tempo asciutto ma mai sotto il sole cocente. Il liquido va irrorato, una volta freddo, anche sulle piante soggette ad attacchi di parassiti succhiatori, che saranno scoraggiati dal rivestimento di duro silicio offerto gratuitamente dell’equiseto. Oltre al decotto, risulta molto utile il macerato di equiseto, per la sua preparazione occorre raccogliere 1 kg di equiseto fresco, preferendo le piante più giovani e i germogli. Immergerle in un secchio non metallico con 10 l di acqua, coprire con un coperchio. Le piante possono essere immerse intere oppure spezzettate, secondo la dimensione del vostro secchio. Se le immergete intere, togliete la radice. Rimescolare di tanto in tanto e dopo circa 7 giorni (anche meno se la temperatura è alta) le erbe introdotte si macerano, fermentando leggermente. Noterete una sorta di schiuma durante la fermentazione, schiuma che scomparirà/diminuirà  quando il processo di fermentazione è giunto a maturazione. A questo punto il macerato è pronto: le foglie risultano sciolte, si intravedono appena le nervature e il colore è ancora verde. Si filtra e si diluisce con altra acqua ferma fino a 30 volte ovvero 1 litro di macerato si diluisce in 30 litri di acqua. Per utilizzarlo, si dinamizza, cioè  si rimescola per una decina di minuti. Va usato per irrigare il piede della pianta. Quando utilizzato per la nebulizzazione sulle foglie, va diluito maggiormente e applicato esclusivamente dopo il tramonto perché il rischio di bruciature con la luce del sole è alto. Una buona diluzione per poterlo usare sulle foglie è almeno 1 a 50, ma è sempre consigliabile una prova preliminare su qualche pianta campione onde evitare che la concentrazione (alta) bruci le foglie e poi semmai si può aggiustare la diluzione. Per un’azione protettiva applica il decotto o il macerato secondo cadenze regolari (ogni 15 – 20 giorni), se il clima è umido e favorevole alle crittogame, aumenta la frequenza di applicazione. Se l’attacco fungino è in atto, applica il prodotto per tre giorni di seguito. Puoi mescolare il decotto o il macerato di equiseto al macerato di ortica per un’azione più completa. L’elevato contenuto di silice unita ai sali solforici, rinforza la cuticola delle foglie e le rende meno soggette agli attacchi di funghi (ruggine, mal bianco, muffa grigia), afidi, cocciniglia e ragnetto rosso.

La consolida (Symphytum officinale e S. asperum), contiene azoto e potassio sostanze utilissime durante la crescita della pianta , ne rafforza le difese naturali, anche il macerato di consolida può essere aggiunto al macerato di ortica, i loro principi attivi si completano e rafforzano a vicenda . Si potrà procedere con mettere un pugno di consolida fresca (50 grammi) o secca (20 grammi) in un litro di acqua procedendo poi nella sua preparazione in base a ciò che volete fare fra macerato o decotto in ogni caso , alla fine, andrà tutto filtrato ed usato diluito 1 a 5 con acqua, per essere dato sul terreno o al piede delle piante. Per via fogliare va diluito almeno  1 a 10.

La felce (Dryotteris filix-mas e Pteridium aquillinum) ossia in ordine la felce maschio e la felce aquilina, utili in macerati e decotti si spruzza direttamente sulle piante ed è utile contro cocciniglie, afidi e pseudococcidi inoltre, sparso sul terreno è utile contro le lumache inoltre, la felce aquilina è ricca di potassio e quindi utile come complemento nutritivo in caso di carenza di tale elemento. In ogni caso, si pone a macerare in 10 litri di acqua 1 kg di pianta fresca oppure 100 gr di pianta secca e si procede nella preparazione come al solito con le opportune diluizioni (1 a 20). La felce, in macerato o decotto è utile anche contro la ruggine.

Il Tanaceto (Tanacetum Vulgare) una volta era usato contro i vermi intestinali. Il tanaceto è utile nel giardinaggio biologico in soluzione di macerato infuso o decotto contro gli insetti nocivi in particolare contro l’antonomo e l’acaro della fragola , il verme del lampone , l’acaro della mora, la ruggine e l’oidio. Questa pianta contiene sostanze tossiche, sarà quindi utile tenere il decotto ben lontano dalla portata dei bambini. La preparazione consiste nell’utilizzo di 300/500 grammi di piante fresche o 30 grammi di foglie secche in 10 litri di acqua e lo si può usare non diluito in inverno sulle piante come preventivo o ancora in estate sul terreno, dopo la fioritura invece il decotto, macerato o infuso che sia andrà diluito con acqua in proporzione di 1 parte di liquido con 2 parti di acqua.

Del pomodoro invece sono utilissime le femminelle! A volte io uso le femminelle come talee e devo dire che danno buoni risultati in termini di produttività. Una piccola curiosità sul pomodoro, non tutti sanno che il pomodoro è a tutti gli effetti una pianta carnivora, infatti, il suo fusto peloso intrappola piccolissimi insetti utili poi alla pianta come fertilizzante! L’estratto di pianta di pomodoro è utile contro le cavolaie e si prepara utilizzando appunto le femminelle fresche e qualche foglia fresca, il tutto va sminuzzato grossolanamente e lo si lascia in infusione in 2 litri di acqua per almeno 4 ore. Il macerato di pomodoro risulta utile anche contro l’altica, le larve di lepidottero, gli afidi, la tignola del porro e la tipula. Allo scopo si usano 60 grammi di foglie e getti di pomodoro fresco tritati, il trito si mette a bagno in 1,5 lt di acqua e si lascia macerare per tre giorni infine va filtrato e si utilizzerà senza successive diluizioni. Altre piante comuni sono preziose collaboratrici naturali, poiché forniscono essenze aromatiche e sostanze antibiotiche naturali con virtù rinforzanti e antiparassitarie. Rosmarino, timo e camomilla, ancor prima di trasformarsi in materia prima per i macerati (sempre nel rapporto di 500 grammi di pianta fresca lasciati per 4 giorni in 6 litri di acqua e con le diluzioni opportune) collaborano alla crescita sana e vigorosa degli ortaggi semplicemente con la loro presenza nell’orto, in quanto all’arrivo dei primi caldi liberano principi attivi molto volatili che hanno azione repellente contro gli insetti dannosi. Non tutte le piante aromatiche, comunque, sono funzionali all’orticoltura biologica. Per esempio bisogna tenere isolati l’assenzio, il sedano di montagna e il tanaceto, tre erbe fortemente odorose delle quali si è di recente scoperto il ruolo negativo, giacché con gli escreti delle radici inibiscono lo sviluppo delle piante a loro associate.


Le altre infestanti: dove crescono e perché

Dopo aver imparato a considerare alleati l’ortica e l’equiseto, cambia il rapporto anche con tutte le altre piante spontanee e non seminate che in maggio fanno lo loro comparsa nell’orto. Certo, bisognerà tenerle a bada perché non entrino in competizione con gli ortaggi, ma assecondando la natura invece di contrastarla. Intanto, già osservando la loro distribuzione possiamo avere informazioni utili a “capire” che tipo di terra abbiamo e, qualora necessario, porre rimedio ad eventuali deficienze. Per esempio possono dirci che il terreno è ricco di humus (Lamium, Galinsoga, Solanum nigrum, Stellaria, Veronica), che è molto calcareo (Salvia pratensis, senape, cicoria dei campi, tarassaco, sanguisorba, anagallide), oppure molto acido (Stachys rvensis, veronica officinale, Viola tricolor), che troppo compatto (piantaggine, cardo dei campi) o troppo poco drenato (equiseto, Potentilla anserina).

Cynodon dactylon ovvero la gramigna, cresce ovunque anche nell’asfalto; è una pianta risanatrice di terreni poveri e si propaga laddove c’è incuria.

Sorghum halepense, la sorghetta o sorgo selvatico è una infestante difficile da eliminare. Cresce particolarmente sui terreni che erano antiche paludi o sui terreni di riporto.

Convolvulus arvensis il convolvolo avviluppa le sue belle campanelle sulle piante coltivate soffocandole. Predomina nei terreni dove sono state eseguite lavorazioni sbagliate (fresature) ed è richiamato da terreni che mancano di struttura e devono essere lavorati in profondità.

Cirsium arvense lo stoppione è un flagello per i prati e l’orto; cresce nei terreni compattati a media profondità dove il terreno è lavorato poco e dove non sono state asportate le radici.

Rumex obtusifolius pianta erbacea con rizoma ingrossato e fittonante. E’ comune nei prati, lungo i ruscelli e nei campi incolti.

Artemisia vulgaris cresce abbondante sui bordi dei sentieri, delle siepi, sui ruderi e sui rifiuti. Ha un forte rizoma ben attaccato alla terra da cui si dipartono numerosi getti verticali.

Potentilla pianta con rizoma, immersa nel suolo. Cresce nei luoghi umidi a volte acquitrinosi, sembra sia dotata di un potere battericida, si potrebbe provare a unirla al macerato di ortica per potenziarne gli effetti. Inoltre bisogna ricordare che i suoi fiori gialli sono particolarmente attraenti per le coccinelle.

Matricaria camomilla la camomilla è una risanatrice ad ampio spettro. Cresce nei terreni compattati in superficie, specie quelli che vengono lavorati e calpestati quando la terra è bagnata. Ama terreni acidi e cresce in sinergia con la menta. Si possono usare i fiori secchi per prepararne infusi che oltre alle ben note qualità curative, sono utili nell’orto quando vogliamo far germinare i semi. Infatti tutti i semi si giovano di un passaggio nell’infuso (freddo) di camomilla, per quelli più coriacei è utile anche per ammorbidire il tegumento oltre ad essere un ottimo disinfettante. Così i semi posti a bagno nella camomilla prima di essere seminati saranno anche più resistenti agli attacchi funginei. Bastano 2 o 3 ore per i semi meno duri e anche tutta la notte per quelli più coriacei.

Chenopodium album pianta che predilige i terreni salini anche ricchi di sostanza organica. Cresce già nella tarda primavera e per tutta l’estate.

Portulaca oleracea, l’erba porcellana è pianta grassa commestibile. Cresce in terreni irrigati male e con forti sbalzi idrici; mantiene l’umidità in superficie. È una delle migliori fonti vegetali di acido grasso omega-3 α-linolenico (importante per la prevenzione di attacchi cardiaci), possiede un elevato contenuto di polisaccaridi idrosolubili. In passato si è rivelata utile nel combattere lo scorbuto.

Amarantus è una pianta dell’estate con delle foglie simili agli spinaci e dei frutti farinosi. Detto anche a. americano per la sua origine; al pari di altre specie similari, cresce nei terreni incolti, sulle macerie e al margine dei campi. I semi contengono molto calcio e le foglie molto ferro. Da tenere a mente se vogliamo fare dei macerati da usare come fertilizzante.


In ogni caso, dopo aver preso nota di quanto insegnano, le erbe infestanti vanno sradicate con la sarchiatura. Per non smuovere troppo il terreno, operazione che rallenta l’attività dei microrganismi utili, è bene utilizzare una zappa a lama piatta, che taglia le radici senza rivoltare le zolle. Una volta estirpate, non buttatele, più avanti troverete qualche suggerimento per usarle a nostro beneficio, anche nell’orto e se non dovessero essere utili per farne dei macerati/decotti, saranno comunque ottime come pacciamatura. In maggio, quando il terreno nudo si è ormai riscaldato, si possono piantare più fitti gli ortaggi per impedire che nascano altre infestanti, ad esempio associando specie basse a ciclo breve ad altre più sviluppate a ciclo lungo (lattughe o insalate da taglio insieme ai cavoli, prezzemolo con i pomodori, fragole con le cipolle). Oppure, per gli ortaggi difficili da diserbare perché hanno vegetazione abbondante e sottile (come carote e finocchi), si può seminare a file distanziate quel tanto che basta per poter sarchiare tra le file una volta alla settimana. Ancora, si può procedere con la pacciamatura, distribuendo prima sotto uno strato uniforme di compost maturo di 5-6 cm alla base di ortaggi a grande sviluppo che necessitano di notevole apporto organico, quali le zucche le zucchine, i peperoni, i meloni, il mais dolce. Il compost non deve mai asciugare troppo per mantenere viva la flora batterica che contiene, perciò va coperto a sua volta con i resti di tosatura del prato (preventivamente lasciati appassire un giorno), oppure con paglia sminuzzata. La copertura del terreno dell’orto con la pacciamatura non serve soltanto al controllo delle erbe infestanti ma svolge un ruolo importante per la protezione del terreno dall’inaridimento causato dal sole e dal vento e dal dilavamento causato dalla pioggia e dalle annaffiature.

Fonti:

L’orto sul balcone: Caccioli Grazia

http://www.giardinauta.it/

http://www.greenme.it/

Pomodoro Con la Cerniera

Cicatrice nel pomodoro ( zippering – da ‘zip’ la cerniera lampo )

Riprendo questo post da alcune domande che erano apparse qualche tempo fa sul gruppo ‘coltivare l’orto’ ed erano inerenti la ‘cicatrice’ che talvolta appare in taluni pomodori.

Credo possa essere di interesse pubblico, o almeno una curiosita’.

Non e’ una malattia e si sviluppa generalmente nei pomodori cosiddetti ‘Heirloom’ ovvero quei pomodori provenienti da semi tradizionali e ‘veri’, se mi si passa il termine.

La ‘cicatrice’ si sviluppa orizzontalmente e puo’ coprire tutta la lunghezza del frutto.
Spesso questa presenta una serie di piccole cicatrici orizzontali, rendola la linea simile ad una ‘cerniera’.
In genere si nota 1 sola ‘cerniera’, ma in alcune occasioni se ne sono viste molteplici.

Avviene poiche’ si verifica una fusione tra il pistillo del fiore e ‘l’ovaia’ che si spostano, su di un lato mentre il frutto cresce.
E la crescita rende questa fusione maggiormente visibile sulla pelle del pomodoro proprio con questa specie di cerniera, che talvolta puo’ presentare anche un affossamento od un buchino.

La causa e’ da ricercarsi nelle condizioni climatiche, non ottimali.

La temperatura bassa durante lo sviluppo del pomodoro aumenta le possibilita’ di avere frutti con questa ‘zip’.
Si sono avuti casi dove il troppo caldo o l’umido hanno fatto si che il fiore presentasse questa particolarita’.

Interessante sapere, anche, che non tutti i frutti della medesima pianta presenteranno la zippatura.

I pomodori da ‘mercato’ mostrano questa caratteristica in maniera molto meno frequente poiche’ sono ‘fatti’ apposta per avere meno ‘difetti’ estetici possibili ed attrarre il consumatore.

Alcune varieta’ tradizionali sono piu’ soggette di altre.
Ad esempio i bistecconi sono piu’ soggetti ed hanno bisogno di qualche grado in piu’ rispetto ad altre varieta’.

Un miglior controllo delle condizioni climatiche / di temperatura faranno si che non si manifesti ( sotto ai 15C i pomodori comunque rallentano o bloccano la crescita, per la maggior parte delle varieta’) 

Personalmente a noi piacciono, e’ un po’ il pennello di Madre Natura 

tuttosemi.com

Fillodia / Phyllody

Una curiosita’, una cosa atipica ma interessante.

Non perche’ sia una cosa cosi comune
ma perche’ anche questa ( come il pomodoro con la zip) e’ una curiosita’.

Oggi come oggi quando al nostro occhio compare qualcosa che appare ‘diverso’, subito diamo la colpa all’inquinamento, alle radiazioni, alle scie chimiche e chi piu’ ne ha , piu’ ne metta.

In realta’ in natura anche frutta e verdura sono soggetti a ‘mutazioni naturali’, nulla di grave o particolare, spesso sono anche soggetti ibridi ( a segnare che la Natura sa che non sono perfetti e quindi non li lascera’ riprodurre .. grazie Selezione naturale).

Fillodia in Italiano, phyllody in Inglese, : in pratica significa cio’ che ha la fragola nella foto, ergo ‘ la proliferazione di foglie che si sviluppano sul frutto della fragola stessa. ( E degli altri fiori/frutti)

Ci sono alcune piante che sono indirizzate in questo senso gia’ dalla propria genetica ( ad esempio il papavero Hen and Chicks, il trifoglio, la bellis perenne, la rosa canina, alcuni ciliegi per citarne giusto alcuni).

Il fenomeno della phyllody e’ assolutamente affascinante ( anche se a noi puo’ apparire ripugnante, forse perche’ lo colleghiamo magari con gli esperimenti nucleari..non so…) proprio perche’ produce foglie sul frutto.

Anomalo, diverso da cio’ che conosciamo e quindi in qualche modo alieno!


Una delle cause è l’infezione da fitoplasmi,per esempio.In questo caso specifico mi pare causato da ‘Mycoplasma2 Green petal’ che e’ portato dalle Cicaline che lo trasmettono. 

Naturalmente ci sono altri tipi di virus e di fitoplasmi che possono esserne la causa.

E’ dovuto, in altri casi, anche a fattori ambientali che provocano uno squilibrio negli ormoni vegetali.


Nel tardo 18 ° secolo , il poeta e filosofo tedesco Johann Wolfgang von Goethe noto’ l’aspetto stranodi fiori rosa in cui gli organi dei fiori, appunto, erano stati sostituiti da foglie o strutture tipo fusto.
Questo lo portò a ipotizzare che organi vegetali derivanti dallo stelo sono semplicemente modifiche dello stesso organo di base .
Durante la crescita , questi organi si differenziano naturalmente in strutture specializzate o generalizzate come petali o foglie .
Tuttavia, se alcuni fattori interferiscono durante le prime fasi di crescita , questi organi possono svilupparsi in qualcosa di diverso dall’ originale “piano di costruzione ” . Chiamò questa crescita anormale ” metamorfosi ” ed è il tema principale del suo saggio Versuch die Metamorphose der Pflanzen zu erklären ( 1790) , meglio conosciuto come ‘metamorfosi delle piante’ .
Ai tempi Goethe non fu ben accolto con questo suo studio…come si puo’ ben immaginare.
Tuttavia ( e per fortuna) i concetti sono stati rivisti e la sua ‘metamorfosi’ è ora conosciuta come ‘omologia’ , la base della moderna scienza dell’anatomia comparata e una scoperta che di solito è accreditato al biologo inglese Sir Richard Owen ( !!! nrd) .

OK, a parte queste cose noiose, non e’ cosi rara questa ‘metamorfosi’ ed in genere si presenta solo il primo anno.

NON e’ ogm, ne’ dovuta alle scie chimiche, ne’ sono frutti nucleari eheheh, e’ un problema conosciuto agli scienziati ben oltre 3 secoli fa ( anche prima degli sbarchi degli alieni )

Una semplice virosi, dovuta a quegli insettini con le ali , piccolini ( cicalini).

I frutti sono comunque sterili, oltre che spesso legnosi . ……………….

Possono essere di interesse ( per chi non crede che la terra sia piatta e che Noe’ avesse un’arca a motore ma ha uno spirito investigativo) i seguenti link:

http://strawberry.ifas.ufl.edu/…/Phyllody%20PFSHS
poi
http://phytopath.ca/…/CPDS_Vol_55_No_2_(66-68)1975.pdf
ed anche
http://kasetsartjournal.ku.ac.th/…/A0804251433384515.pdf

Come Fare Le Auxine in Casa

Come produrre auxine in casa

 

L’auxina esercita una vasta gamma di effetti sull’accrescimento e sulla morfogenesi vegetale, già Darwin nel 1800 ne aveva avuto la

prova della loro esistenza, grazie ai suoi esperimenti incentrati principalmente sulla dominanza apicale.

Qui vorrei porre l’attenzione solo su alcuni di essi ed in particolare:

 

  • Stimolazione della distensione cellulare in fusti e coleoptili

  • Aumento dell’estensibilità della parete cellulare nei coleoptili e nei giovani fusti in via di sviluppo

  • Regolazione dell’accrescimento nelle radici e nelle foglie

  • Regolazione dello sviluppo dei frutti

 

Girando in rete ho trovato un po’ di materiale (in lingua spagnola) su come prodursi in casa un ‘ormone radicante’ a partire dalle

lenticchie. In sostanza si prende 1 tazza di lenticchie secche e si mettono in ammollo con 4 tazze di acqua non clorata.

È importante rispettare questa proporzione lenticchie/acqua per avere una buona percentuale di germinazione.

Si copre il vaso con acqua e lenticchie per tenerlo al buio e lo riponiamo in un luogo caldo.

Dopo 4 giorni la maggior parte di esse saranno germinate. In questa fase le lenticchie produrranno molte auxine, essenziali affinché

possa avvenire l’accrescimento della pianta. Quindi andremo a sfruttare le auxine che si sono naturalmente formate. Dobbiamo quindi

frullare le lenticchie germinate insieme all’acqua in cui sono immerse e poi andremo a filtrare il composto.

Quello che otterremo è una sorta di ‘latte’ pieno di auxine. Il liquido può essere diluito 1 a 3 o 1 a 5 con acqua e usato come ormone

radicante per fare le talee.

 

Ora però dalla teoria sappiamo che le auxine non servono solo per far mettere le radici alle talee ma come detto sopra, tra le altre

funzioni, svolgono anche quella di accrescimento della pianta e dei sui frutti. Diciamo che è l’equivalente, per certi aspetti, dell’ormone

della crescita umano. Per cui non mi sono accontentato di usarlo come radicante, ma diluendolo 1 a 5 o 1 a 10 sempre con acqua, l’ho

usato come stimolante della crescita. In particolare diluita 1 a 10 per via fogliare ( possibilmente dato sulla pagina inferiore delle foglie

che assorbono un 40% in più rispetto alla pagina superiore) invece la diluzione 1 a 5 è più indicata per darlo in fertirrigazione una volta ogni 15-20 giorni.

 

 I risultati sono stati straordinari, l’ho usato mentre le piante stavano mettendo i fiori e mi ritrovo con molti pomodori che

presentano fiori doppi, indice di produzioni abbondanti. L’unico consiglio è rispettare le dosi e se si usa la strategia fogliare, far si che

l’irrorazione avvenga verso il tramonto in modo che le foglie non patiscano poi i raggi diretti del sole forte.

 

Questo è il video:

Auxine, cosa sono

(Contributo di Daniel Nesta, con i nostri ringraziamenti)

ORMONI VEGETALI

Lpiante cormofite possiedonuna struttura altamentorganizzata.

Si definisce cormo il corpo delle piante superiori, organizzato nei tre organi fondamentali: radice,fusto o caule, foglia. Nel cormo le cellule presentano spiccate differenziazioni morfologiche e funzionali nell’ambito di tessuti.

Nei vegetali unicellulari in cui non vi è differenziazione di organi, il corpo dell’organismo è detto tallo.

Le piante con cormo sono dette cormofite. Un elemento caratterizzante le cormofite è la presenza di tessuti differenziati per il trasporto di liquidi su lunghe distanze, in particolare la linfa grezza dalle radici alle foglie

 Possiedoncapacità metabolichelevate

 Sonigrado dtraslocare i metaboliti prodotti a tuttlpartdellorganismo

 Sonigrado di risponderal variare delle condizionambientali e dattuare strategidiadattamento

 Tutto ciò è reso possibildun sofisticatsistemdi regolazione dellattività dellpianta

 Il sistema di regolazione è costituitdORMONIprodottdalla pianta stessa, che vengontraslocatattraverso glelementi conduttori.

Tuttlfunziondel vegetale sono strettamente coordinate: le piante rispondonalle variazionidefattori ambientalfra culuce, gravità, temperatur… modificandlproduziondi ormoni(regolatori di crescita) chdi conseguenza inducono cambiamentalle caratteristiche e ai ritmidi crescita vegetale.

Principali caratteristichdegli ormoni vegetali

sono molecole organiche a basso peso molecolare

sonattive a concentrazionmolto basse

uormone vegetalpuò essere prodotto in organi

differenti nella stessa piantpossonagire anchnello stesso sitdproduzione

anche se uormoninfluisce sullattività dualtro, noesistun centrunico di controllodellintero sistema ormonale, glormoni vegetali sono mennumerosdi quellanimali, spesso uormonagiscsupiù organi spiù funzioni

la stessa quantità duormonpuò determinare rispostdiverse iorgandifferenti

uno stesso organpuò rispondere in modo differente a seconddellaconcentraziondel medesimormone

GLORMONI VEGETALI

I fitormoni sono compostdeterminantnell’orientare e regolare ldifferenziazione e lo sviluppdeglorganismi vegetali: hanno funziondi stimolare e dinibire.

Sonigrado desercitare stimoli specifici sulldiverse funzionfisiologichdellepiante. Il controllormonale si estende sullprincipalattività vegetali:germinazione, differenziazione cellulare, accrescimentolignificazione, fioritura,fruttificazione, dormienza ...

Sonprodottideterminatdistrettdellpianta, dove possonagirdirettamente o vengontraslocatialtri organdove condizionanlattività metabolichdelle cellule e quindi lo sviluppdellintero organismo

Notuttle cellule vegetalin coltura sonigraddprodurrormoni; laproduzione è riservata a quelle cellule che sonigraddattivare ltrascrizioneltraduziondellinformaziongenetica che codifica pequei composti.

Aglormoni vienaffidatla capacità dellpianta a rispondere agli stimoliambientali, attraverso una modificaziondella crescitdellpiantdetttropismo.

 

Differenza tra ormonianima

Differenza tra ormoni animale vegetali

Tutti gli ormoni hanno effetto bassconcentrazione.

Aumentandla concentrazionaumentanchleffetto fino aarrivarad una concentrazione ottimalallquale cè leffetto massimo.Tuttavineglanimali lazionormonalpuò essere graduatcopiccole variaziondi concentrazione, nellpiante invece sonnecessarie variaziondellordine d1000-10000 volte.

Non vi sonin unpianta organi specializzati a produrrormoni: i centri dproduzione sono multipli e difficildlocalizzare

Glormoni vegetali possono anchagire sullo stesso sito dproduzione

Ciascuormone vegetalhuna vastgamma dattività eagisce su più organi codiverse funzioni; di conseguenza ognorgano vegetale è regolatdpiù ormoni

Lazione duormone vegetalheffettdifferentnei vari organi e dipenddallinterazione con diversi recettori chinnescano catendtrasduziondifferenti.

Glormoni animali chimicamente sonpolipeptidi o steroidi, quelli vegetali sono molecolpiù sintetizzatddiverse vie metaboliche e hannperciò varistrutture.

Lpianthannunumero inferiore dormoni, principali soninfatti soltanto cinque:

auxine, gibberelline, citochinine, acido abscissico eetilene.

Neglanimali lazione deglormoni è regolatdun sistema rigido: la maggior partdellghiandole endocrine è regolatdallipofisi, che è controllatdal sistemnervosoNellpiante il coordinamento è invece meno gerarchico e noesistuunico centro che comanda dirigelproduzione e la secreziondtuttglormoni.

Auxine

sono dei composti che hanno in comune la presenza di un gruppo chimico che lindolo. Le auxine agiscono sui processi di accrescimento eallungamento della pianta.

Le principali azioni delle auxine sono di stimolo nei processi:

 divisione cellulare

 accrescimento cellulare

 produzione di nuove radici

 produzione di vasi

 partenocarpia (sviluppo del frutto senza fecondazione).

Gibberelline

Il più importante è lacido gibberellico.

 Agiscono in sinergia con le auxine nella stimolazione della moltiplicazione

ed estensione cellulare e nell‘induzione della partenocarpa.

 Stimola laccrescimento dei frutti e lo sviluppo delle gemme.

Citochinine

Questi ormoni gruppo provocano la divisione cellulare.

Agiscono in sinergia con le auxine negli organi in rapido accrescimento.

Acido abscissico

Ormone ad azione inibente, sintetizzato soprattutto nelle lami 

Acido abscissico

 

Ormone ad azione inibente, sintetizzato soprattutto nelle lamine fogliari,

la cui azione più significativa riguarda la dormienza dei semi e delle gemme. Interviene anche nel processo di caduta dellefoglie e dei frutti.

Etilene

E un ormone inibitore e favorisce la crescita e la maturazione dei fruttiAgisce anche come attivatore della germinazionedei semi e nella schiusura

 

 

 

AUXINE

Sono statlprime sostanze regolatrici scopertne1926

 Lprincipalauxinnaturale è lacido indolacetico (IAA), con struttura chimica simileallaminoacido triptofano

 Lauxina viene prodottprincipalmentdai meristemi apicali dei germoglied è trasportatnel restdellpianta coun movimentounidirezionale, cioè dagermoglifinalle radici (può esserprodottanchneglovari e nesemi).

 La sostanza è localizzatnei meristemi, neglembrioni, ifoglie e fruttgiovani

 I tessuttrasportatori sonprevalentemente i parenchimi corticale, midollare e iparenchima floematico

 Lauxina esercituna varietà di effetti sullaccrescimento e sulla morfogenesi vegetale

 

Stimollcrescita dellcellulpedistensione

Auxinaumentlplasticità dellparetfavorendldegradaziondeipolimeri chlformano.

Il meccanismo dazione sembrainfluenzatdallauxina chinducelespulsione dalla celluldionH+chportauabbassamento deilpdellparete (fin4.8).

Uambientco acidodestabilizza e indebolisce i legamdidrogentra lfibrilldi cellulosa e lemicellulose.

Ital modo sarebberattivatenzimiidrolitici chdegradano polisaccaridi,rendendlparete meno rigida efacilmente “rimodellabile”.

 

Interviennei fenomeni di Tropismo

Lauxinhannun ruolimportantnefototropismi e geotropismicome conseguenzdeprocessdi distensione chinducelallungamento delle cellule.

Nel caso defototropismo a causa dellluce lauxina migra dallpartilluminata aquelloscura dellapice, dove promuoverà lallungamento più rapiddelle celluledelatoscuro rispetto a quelldelatilluminato, per culpianta si piegherà verso lluce.

Crescita delle radici:

Lauxina concentraziondiverse possono indurreffetti contrastanti:

- ipiccolquantità 10-8 – 10-6 M lauxina stimolla crescitdelle radici, anchdquelllaterali e dquellavventizie.

- aalte concentraziondellauxina inibiscono la crescitdelle radici

Questeffetto dellauxina sulliniziazione dradici è utilizzatiagricoltura propagaziondpiantper talea.

 Dominanza apicale:

lauxinprodottdallgemma apicalinibiscono o rallentanlo sviluppdellegemme laterali o secondarie

Lauxina è responsabildelldominanza apicalepoiché, prodottnellapicedel germoglio, scendlungifusto e bloccla crescitdellgemmascellari.

Infatti se si recidlapice degermoglio, lgemme

ascellari crescono rapidamente.

Ifenomendelldominanza apicale è legato:

- siallquantità dauxina che giungdallgemma apicale,

- siaunazione indirettdellauxina che stimola, iprossimità dellgemmelaterali, lo sviluppduormonantagonista chninibisce l’accrescimento

Lpresenza di gemme lateralquiescenti è fondamentalper la sopravvivenza in casddanneggiamentdellgemma apicale

Sulla conoscenza dquestfenomeni si basanlpratichdpotatura

 

Inibiziondellcaduta delle foglie

Giovanfoglie produconauxine e iloro invecchiamento e distacco è correlataundiminuziondel contenutdauxinnellpianta (edauna stimolaziondell’Etilene).

LIAA è igraddritardare i primi stadi dabscissionfogliare: le concentraziondauxina sonaltnellgiovani foglie, diminuisconoprogressivamentnellfoglie mature e sono relativamentbasse nellfoglie senescenti.

Ripresa

Hun ruolo crescita sta aprodurre x

•Ldivisioni cellulari del cambio cribro-vascolare.

 Lnuove fogliprodotte sono collegatanuovo tessuto conduttore.

 Anchlattività defellogeno viene stimolata

 Lauxina favorisce anchlproduziondtessuti cicatrizialin caso diferite

Regolazione dello sviluppdei frutti

Lauxina è anche responsabildella crescitdefruttiIparticolarse vienposta a contatto couovaridufiore lftrasformare iufrutto, chperò non

contiene semi iquantnon è avvenutunfecondazione.

Lproduzione dfruttottenuta senza fecondazione è definitpartenocarpied è sfruttatiagricoltura.

 

GIBBERELLINE

 Attualmente sono statidentificate circa 7tipdgibberelline.

 Hannuna complessa struttura chimica terpenica ciclica (diterpeni);

mostranlievi differenze strutturali e possonessere convertitunnellaltra

 La struttura complessa rende difficilotteneranalog

 Lgibberellina più diffusa è lacido gibberellico (GA)

 Sono sintetizzatnei meristemi defusto e della radice, nellfogligiovani e nefruttiimmaturi

 Sondistribuitituttglorgandellpianta;

fruttimmaturi ne contengonquantità elevate

 Iloro trasportavvienattraverso ifloemdai semi allplantula; attraverso ilegnnella radicedallfogliagli altri organattraverso iparenchimain modapolare.

 Iloro meccanismo dazione, nei semi, sembra che si realizzi mediantil controllo della sintesi dellRNA

E’ statisolata per lprima voltne192in Giappondufungparassitdel riso (Gibberellfujikuroi).

Ifungproducendlgibberellindeterminava uallungamento abnormdefusto e dellfoglie;

lpiante crescevandeboli e stentate.

I luoghi di produziondgibberellinsono:

- lgemme,

- lfogligiovani

- semi

Foglie di Arabidopsis con e senza GA

Stimolazione del processo di divisione e distensioncellulare, chprovoca uallungamento del fustoLaccrescimento èstimolatdalla presenzdentrambglormoni: gibberelline e auxine chagisconin maniera sinergica.

Lgibberelline noinibiscono laccrescimentdelle radicineppure aelevate concentrazioni

Stimolazione della fioritura: lgibberellininduconipassaggidallfase vegetativa a quellariproduttiva dellpianta. Se si applica una soluzione moltdiluita a base dgibberelline sullgemmaapicale, dapprima lpianta cresce e si allunga, poincomincia a fiorire.

Stimolazione dellgerminaziondepolline successivaformaziondetubettpollinico.

Promozione nello sviluppdei frutti eiparticolar modddfruttipartenocarpici (mele, cocomeri, cetriolo)

Riattivazione decambio cribrovascolarela produziondi

floema secondario

Mantengonlstadio giovanilritardandolsenescenza dfoglie e frutti

Interromponlquiescenza dei semi: doplimbibizione lembrionlibera gibberelline che stimolanle cellule sottitegumento a sintetizzare glenzimi idroliticper ldegradaziondelle sostanze di riserva.

Lgibberelline vengonprodottanchnellembrione presentnel seme immaturo.

Questormoni diffonderebbernellstrato aleuronico, ricco damidi e proteine, qupromuoverebbero la sintesdi enzimi igraddiidrolizzarlipidi, proteine e zuccheri pepermettere allembrione di ricavare energia e sostanze utili per iproprio metabolismo.

 

 

CITOCHININE

Lcitochinine sonormoni che stimolanla divisione cellulare e si trovannei meristemi, nei semi igerminazione, nefrutti e nelle radici.

Iprimo compostaazione citochininicflzeatinaisolatper lprima voltne196dal mais(Zemais). Ad oggi sonstatidentificate più d40 specidi citochinine.

 Fra quellnaturallpiù attiva è la zeatina, mentre tra quelle sintetiche è moltattiva la cinetina

 Hanno struttura chimica similallbase azotata

adenina, da cuderivano

 Sono sintetizzatnellapice radicale

 Sonpresentitutti i tessutgiovani, iattivdivisione. Particolarmentabbondantnei semi, negliapici radicali, ma anchifoglie e fruttgiovani

 Vengontraslocatattraversilegndalle radici allaltre partdel vegetale

 

Stimolanla divisioncellularStimolanlaccrescimentodei cotiledoniaumentandla plasticità delle pareti cellulariInfusti e radici la somministraziondi citochinintende a farallargare le cellule (forse per cambiamentdorientamentodelle microfibrilldi cellulosa dneoformazione ).

Promuovono lmaturaziondei cloroplasti Promuovonla sintesi dproteinefotosintetiche: foglieziolattrattate con citochininprima dessere illuminateformano cloroplasti cograna più estesi.

Le clorofille e glenzimfotosintetici vengono anche sintetizzati a velocità maggiordoplilluminazione.

Stimolanla mobilitazione dellsostanze nutrienti Lormone stimolla mobilitaziondelle sostanze nutritivequindin successione ciò portallattivazione metabolica dellarea trattata.

Iparticolardurantlgerminazione viene stimolatipassaggidelle sostanzenutritive dallorgano di riserva (seme) allfogliper innescarlattivitàfotosintetica.

Ritardano la senescenza delle foglie

Leffetto dritardare la senescenza dellfoglipuò esserevidenziato confrontandfoglitrattate e notrattate con citochinine.

Iparticolarlcitochinine giocanun ruolimportantsull’accrescimento generale

dellpiantin combinazionsinergica col’auxina

Regolanil ciclo cellulare vegetale

Lcitochinininnescanlproliferazione cellularitessuti che contengono, o a cui si è aggiunta, unconcentrazionottimaldauxine.

Entrambglormonpartecipanalla regolaziondel ciclcellulare:

 auxinregola gleventi chportanalla replicaziondeDNA,

 citochininregolangleventi chportano alla mitosi.

Il rapporto Auxina/Citochininregola la morfogenesi nellcolturdi tessuti

Esperimenthanndimostrato che i duormoni regolanla formaziondeglorgani:

- alte concentraziondauxina: stimolavanlformazione di radici,

e: induconlformaziondgemme e germogliuti crescevano come calli indifferenziati.

 

 

tessuto calloso

 

Nelle colture in vitro, laggiunta nel mezzo di coltura della solauxindeterminunaumentdelldimensioni cellulari, ma se insieme allauxina si aggiungondellecitochininsi assistaurapidincrementdelldivisione cellulare, coformaziondinumerose ma piccole cellulindifferenziate.

Quindquando duormonsono a concentrazionuguali, le cellule restanindifferenziate eformanuna massa dtessutdettCALLO.

ACIDO ABSCISSICO

- Isolatne1960; non sonancora chiari i siti dproduzione, ma si accumulnellfoglie e nefruttpocprima dedistacco, nellgemme enei semi quiescenti.

- E’ considerato uormoninibitorio, iquanto ABA è idirettantagonista deglormondettdella crescita (auxine, gibberelline, citochinine).

- È presentnei plastidi (cloroplastdfoglimature), nei semi e nelle radici. Risultquindesseruormonubiquitaripoiché èsintetizzatin tuttle cellule che contengono cloroplasti o amiloplasti.

- Biogenesi da acido mevalonico (chimicamente appartienai sesquiterpeni,derivatdallisoprene); prodottdidegradaziondi carotenoidi e xantofille.

Regoll’abscissione e lsenescenza

LABA coetilenè responsabildefenomenodellabscissione, che si manifesta cola cadutdellfoglie, ildistacco iufrutto. Allbase depicciolo ABA induce laproliferazione di cellulpiccole, piatte copareti molto sottili eprive dsostegno meccanico: strato di abscissione.

Llamelle mediangelificano lasciandlfogliattaccata al ramo solper mezzo defasci, chfinisconper rompersiprovocandla cadutdellfoglia.

Al di sottdello strato di abscissionsi forma unstrato protettivo con cellule suberificate, igraddisolare lfoglidafustprima della caduta.

 

Inibiscl’accrescimento dellpianta

Laccrescimento dellpiantindottdallauxina vieninibitdall’ABA, chper questo motivo viendefinitormoninibitodi crescita. LABA blocca lestrusione dH+ dapartdellauxiprevenendquindlacidificazione dellparete cellulare e ldistensionedella cellula.

Risposta aglstress e chiusurdegli stomi

L’ABA è statdefinitormonda stress essendimplicatnella risposta a stimoliesterni come freddo, salinità e umiditàIn risposta a stress idricoABA induce la chiusura degli stomi riducendlperditdH2O dovuta a traspirazione.

Regoll’assorbimento dacqua

Netessuti radicali ABA stimollassorbimento idrico e quellionicoaumentandcosì, inassociazione cola chiusura degli stomi,

iturgore dellpianta.

Stimollaccrescimento radicale

l’ABA induce laccrescimento radicale e stimollfuoriuscitdi radiclaterali, sopprimendallo stesso temp

Questeffettantagonisticidella riduziondellareafogliare allassorbimentodellacqua, tu cole condiziondi siccità.

Regolldormienza delle gemme

Nei climfreddi ldormienza è unimportante caratteristica adattativa. Quandodurantlinverno ualberaffronttemperature moltfreddprotegge i suoi meristemi colperule e interromptemporaneamentlaccrescimento dellagemma..

Linterazionfra l’ABA altri ormoni sono responsabilduprocesso in culadormienza dellgemma e laccrescimento sono regolati dabilancifra gli

inibitori daccrescimento, come lABA, le sostanze

chinduconla crescita, aesempilcitochiningibberelline.

Regolldormienza dei semi

I semi dormienti contengono di solito concentrazioni superiori di ABA rispetto a quellnodormientiCome nel caso delldormienzdellgemme, è ilbilanciormonale (più chlfluttuaziondella concentrazione dun singoloormone) che risulta controllare ltransiziondalla dormienzallagerminazione.

LABA inibisce la sintesi denzimi idrolitici che sonfondamentalper ladegradaziondi sostanzdi riserva del seme chquindi si mantiennesuo statuddormienza, inibendital modlgerminazione

 Letilene è un ormonbiologicamentattivo a concentrazionbassissime, ed essendugala suazione si trasmettanche a distanzaper diffusione.

 Letilene si forma a partire dalla.a. metionina, fattori di controllo che intervengono nella sintesi detilene sonprincipalmente le condizioniambientali (O2, T°luce). Lattività delletilene aumenta allaumentare della concentrazione dossigeno e diminuisce man mano chlambiente sisatura danidride carbonica.

 Letilene è responsabildella cadutdellfoglie e della maturaziondefrutti, del cambiamento deloro colore e dellloro consistenza e composizione chimica.

 Lpiù altproduzioni detilenavvengonitessuti senescenti o in fruttin vidi maturazione. Viene sintetizzatin quantità e idistrettidiversi a seconddelletà dellpianta

 Rispettalla rispostdellpiantallgravità, letilenagisce in maniera contrariallauxina: semi espostaetilene, manifestanunaccrescimentorizzontaldelle radici durantlgerminazione.

 

ETILENE

 

Regoll’abscissione e i fenomeni dinvecchiamento Letilene, iazione sinergica coacidoabscissico, è responsabildellingiallimento, appassimento e cadutdellfoglie,

fiori, frutti e altri organi vegetali.

Causa lindebolimentdellpareti cellulari dello stratdabscissionepromuovendlazione denzimi (cellulasi e poligalatturasi) chdegradanlparete cellulare.

Maturazione dei frutti

Letilene promuove la maturaziondi moltfrutti, dopo che essi si sono sviluppatin seguito a stimoldauxina, gibberellinecitochinine.

La maturaziondufrutto comporta:

• aumentdella velocità di respirazione,

• accumuldi zuccheri solubili,

• idrolisparzialdellparetcellulari delparenchima chforma la polpa,

• sintesi di molecolaromatiche chdannoprofumo afrutto.

Inibiziondelldivisioncellulare e dellallungamento

Letilene agiscin maniera contraria rispettallauxina:

• inibiscldivisione cellulare sinelle radici sinefusto;

• blocca iprocesso mitotico attraverso linibiziondella sintesi dDNA

• inibisclallungamento cellulare per distensione

• altera ldireziondellaccrescimento cellulare: le cellule si etuttldirezioni, anzichéallungarsi in senso prevalentemente l

Abolizione del geotropismo positivo dellradici

 Rispettalla rispostdellpiantallgravità, letilene agisce i lauxina: semi espostadetilene, manifestanuaccrescimendurantlgerminazione.

 E’ responsabildella curvatura auncindellapice vegetatinello sviluppo sotterranedelgerminelldel seme.

 Letilene cambia i modelldaccrescimentdellplantule ridula velocità dallungamento eaumentandlespansionlateraleportando co al rigonfiamentdella zonposta sottlparte

forma dgancio.

Inibiziondormienza semi e gemme

letilene quando è applicato a semi di cereali interrompldor e dà inizialla germinazione,regolandonanchla velocità.

 

Fonte: m.docente.unife.it/damiano.rossi/…/10%20Ormoni%20vegetali.pdf  

Benvenuti a tutti dalle pagine del nuovo blog di tuttosemi.com

tuttosemi nasce in seguito alla ricerca personale di qualcosa di diverso nel panorama delle sementi.

Ci chiamano ‘Salvatori di Semi ( o seed savers, come veniamo definiti).

Siamo infatti un gruppo di appassionati di giardinaggio ed agricoltura amatoriale, sempre alla ricerca, in giro per il mondo, di sementi nuove, rare e particolari, anche molto difficili da trovare, perchè fare l’orto o il giardino puo’ e deve essere creativo!

Non trascuriamo pero’ le ‘sementi storiche’, quelle che mettiamo nei nostri piatti e che arricchiscono la nostra cucina da sempre!
Ma con una piccola differenza….: siamo fatti a misura del tuo regno.

E tutte le volte che e’ possibile, cercando di aumentare il numero giorno per giorno, trattate come una volta, con rispetto, con sapienze antiche, per molti prodotti con metodi naturali, come e’ sempre stato ed ora e’ di rado.